Matrimoni gay, arcivescovo di Acireale: "Abbiate il coraggio di essere ciò che siete, ma fermatevi lì"

L'arcivescovo di Acireale, Nino Raspanti, ha detto la sua su coppie gay e coppie etero

nino raspanti

L'intervista che vogliamo proporvi oggi è stata rilasciata dall'arcivescovo Nino Raspanti al sito Sicilia Informazioni e ancora una volta vede a chiesa in pieno contrasto con gli omosessuali, anche se - e questo bisogna riconoscerlo - l'intervistato in questione è stato molto meno duro di certi politici e molto più intelligente di certi uomini di chiesa: se i toni fossero sempre questi - attenzione: parliamo di toni e non di contenuti -, si potrebbe portare avanti un dibattito degno di essere chiamato tale e di non essere associato, perciò, all'omofobia della peggior specie.

Nino Raspanti si è detto contrario a ogni forma di equiparazione tra coppie gay e matrimonio eterosessuale:

"Se si vuole far passare l'idea che la determinazione sessuale è un optional, e per questo dunque si può pensare a un'equiparazione tra famiglia tradizionale e unioni omosessuali io mi ribello. Eentra di mezzo la generatività, la logica che sovrintende la sopravvivenza del genere umano sulla Terra".

Diritti civili subordinati alla procreazione?


A chi si chiede cosa ne pensi delle coppie etero che non possono o non vogliono mettere al mondo dei figli Nino Raspanti risponde così:

"No, a me non importa la scelta. Lì c’entra la libertà. Quello di cui parlo io è un problema di principio, una questione filosofica. La combinazione tra due persone dello stesso sesso non è equiparabile a una coppia etero. Non voglio dare giudizi morali, ma l’unione eterosessuale ha uno sbocco di generatività".

L'obiezione è presto fatta: a livello civile, perché i diritti di una persona o di una coppia, dovrebbero essere subordinati alla sua utilità ai fini della procreazione?

Solo diritti individuali, anche per i conviventi etero


Successivamente, comunque, l'arcivescovo si spiega meglio:

"Se riconosciamo che parliamo di due piani diversi se parliamo di due persone che si vogliono bene, che si stanno accanto e fanno quello che gli pare, allora da questo punto di vista credo che sia giusto ragionare sulla possibilità di lavorare su un ampliamento dei diritti individuali".

E ancora una volta, insomma, non si parla di coppia ma di individuo.

"Di recente ho avuto una discussione con lo stesso Crocetta - queste, le parole di Raspanti -. Prendiamo per esempio, il diritto alle case popolari. Dare una casa a una coppia che rifiuta, anche davanti allo Stato, di ufficializzare la propria unione, credo sia un errore, perché si dà un bene pagato con le tasse della società a due persone che sin dall’inizio non sono disposte a dichiarare la volontà di voler continuare insieme sul lungo periodo".

L'arcivescovo che non vieta di amare


"Io non vieto di amare - conclude poi l'arcivescovo -; io non sono d’accordo con lo scimmiottare ciò che non si è. Dico: abbiate il coraggio di essere ciò che siete, ma fermatevi lì".

Fermatevi lì dove? Raspanti ha rilasciato delle dichiarazioni non pesanti, ma comunque assolutamente non condivisibili: perché dovrei fermarmi lì? Se si chiede il matrimonio civile, la chiesa non c'entra nulla e a tutte le coppie gay andrebbero riconosciuti gli stessi diritti di quelle etero: dalla reversibilità della pensione a tutti gli strumenti giuridici che conosciamo; è questo che l'Italia non vuol capire: chiamatele come volete queste unioni, ma date loro lo stesso statuto giuridico di un matrimonio.

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