Paolo Isotta risponde a Vittorio Feltri: "Miei rapporti gay come sfogo di istinti violenti e profondi"

Un amico di Vittorio Feltri, il critico Paolo Isotta, ha raccontato la sua personalissima esperienza con il mondo gay

bacio gay

Certe volte pensiamo che solo in Italia si possano leggere determinate affermazioni, ma poi pensiamo a quanto accade in Uganda, in buona parte dell'Africa e in Asia e ci tranquillizziamo.

Oggi il protagonista non è tanto Vittorio Feltri, che recentemente si è tesserato Arcigay, quanto un suo amico; vediamo cosa è successo: Feltri aveva pubblicato un articolo sul suo Il Giornale - dal titolo I gay vogliono sposarsi? Poveri loro, ma perché no - e questo amico, Paolo Isotta, noto critico musicale della testata Il Corriere della Sera, ha voluto dire la sua in merito ai matrimoni gay, non senza tralasciare riflessioni antropologiche decisamente discutibili; così ha chiesto di scrivere un articolo di risposta, che Sallusti gli avrebbe negato.

Le personali(ssime) esperienze di Isotta


Via Gayburg, apprendiamo, però, che Isotta ha trovato ospitalità sulle pagine del giornale di Giuliano Ferrara, Il Foglio, dove ha parlato della sua personalissima esperienza con il mondo gay, prendendo posizioni contro il matrimonio religioso.

Preparatevi, cari lettori, preparatevi:

"Io ho avuto per tutta la vita anche rapporti omosessuali ma caratterizzati dal fatto che questo tipo di eros lo concepisco come lo sfogo degli istinti più violenti e profondi; e quindi come fondamentalmente carnale. Tanto ciò vero che questi rapporti, sin da quando ero adolescente, li avevo a pagamento, perché uno degli elementi d'ecc**azione era il fatto di non conoscere il soggetto col quale m'incontravo e di non dover cercare di piacergli; anzi, l'idea di fare l'amore con qualcuno che ti odiasse: sai, le forme che l'eros assume sono davvero infinite, ma la mia non è isolata né minoritaria. Credo che ciò, che sta passando di moda, sia incompatibile collo stesso status, come dire antropologico, del gay il quale ricerca l'affetto e la condivisione dei sentimenti dal suo compagno, occasionale o, sempre più, ahimé, istituzionale. In quanto cattolico, se sono d'accordo con te a concedere ai gay il matrimonio civile, non posso accettare sia loro accordato un sacramento che Cristo ha previsto secondo forme immodificabili di fronte all'eternità".

Un brutto ritratto del mondo gay


Decisamente discutibile, non c'è che dire: non la personale esperienza di Isotta, che può fare ciò che vuole nel suo privato, e neanche ciò che è stato scritto sui matrimoni gay, quanto ciò che è stato scritto su una testata nazionale, e tutto questo senza che qualcuno proponesse un'esperienza diversa e decisamente più normale, diciamocelo: ci sono coppie che si son sposate fuori dall'Italia; molte altre che convivono da tanto tempo e tante altre, com'è ovvio che sia, che si son lasciate e vivono felicemente da single; perché Ferrara non dà spazio a queste storie o almeno anche a queste, invece di far passare l'idea che tutti gli omosessuali siano così?

Ogni altro commento sarebbe superfluo: lasciamo a voi il resto delle considerazioni.

Via | Gayburg

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