Sangue garibaldino: storie di amori gay, tra narrativa e realtà

Un romanzo storico sugli amori gay tra i Mille di Garibaldi.

Già con il volume di Maurizio Micheli Garibaldi amore mio avevamo conosciuto la realtà di un fatto storico, vale a dire l'omosessualità tra le fila dei Mille mille uomini, che delirio! Ma non c'eravamo affatto stupiti). Stavolta Giorgio Ansaldo, nel suo Sangue garibaldino (Fratelli Frilli Editori, 155 pagine), scrive di tre giovani – Rocco, Edoardo e Giobatta – che diventano garibaldini con l'intenzione comune di cambiare vita.

Uno, Edoardo, figlio cadetto di un conte piemontese la cui madre è morta dandolo alla luce, ha studiato da seminarista: modi raffinati e origini nobili dentro ad abiti dismessi. L'altro è Rocco, carbonaio con l'abitudine di accoppiarsi con i marinai di passaggio nel porto genovese. E poi c’è un pesciaio.

Tre protagonisti uniti, al di là di ogni estrazione sociale, cultura e provenienza, dall'ideale di una Sicilia libera e di un'Italia unita, ma anche dal desiderio profondo di cambiare vita, di entrare nella storia. Tre patrioti, ognuno con una storia diversa. Ma in fondo tre individui che amano, oltre ogni differenza e oltre ogni schema.

Edoardo scoprirà di essere omosessuale e pacifista. L’incontro tra Rocco ed Edoardo sarà fatale. Scoppierà un amore e una passione che si svilupperà lungo il viaggio dei Mille. È la partenza del 5 maggio 1860 dallo scoglio di Quarto la scena e la linea rossa di questo romanzo storico di Ansaldo.

L'autore, genovese, è laureato in Lettere Moderne e diplomato presso la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova, ed è tra i fondatori del Teatro della Tosse. Sangue Garibaldino è il suo terzo libro dopo Tromba (Libreria Croce, 2007) e Polaroid (Il Filo, 2007).

Sangue garibaldino: storie di amori gay, tra narrativa e realtà

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