Le unioni tra persone dello stesso sesso nell'Instrumentum Laboris del sinodo dei vescovi 2014

In vista del sinodo dei vescovi cattolici sulla famiglia è stato pubblicato l'Instrumentum Laboris in cui si affronta anche il tema delle unioni gay.

È stato pubblicate l’Instrumentum Laboris in vista del sinodo dei vescovi (che si terrà in Vaticano dal 5 al 19 ottobre prossimi) dal titolo Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione. Di questo sinodo si parla da tempo perché, come è noto, sono state coinvolte molte realtà ecclesiali: non solo i vescovi e i cardinali, ma anche laici e gente comune è stata chiamata a dire la sua in merito ad alcune questioni che riguardano la pastorale familiare. Ora tutte le risposte sono arrivate a chi di competenza ed è stato redatto un documento finale (l’Instrumentum Laboris, appunto) che fungerà da canovaccio per le discussioni del sinodo stesso.

Il capitolo terzo di detto documento ha per titolo Le situazioni pastorali difficili. Il punto B, affronta direttamente le unioni tra persone dello stesso sesso. L’argomento è affrontato in quattro punti: riconoscimento civile, la valutazione delle chiese particolari [vale a dire delle singole diocesi], alcune indicazioni pastorali e la trasmissione della fede ai bambini in unioni di persone dello stesso sesso.

Il documento ribadisce la posizione della chiesa cattolica, citando le celeberrime Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, firmate da Ratzinger nel 2003, quando era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede:

Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. […] nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione”

Nella Evangelii Gaudium papa Francesco parla del matrimonio. Indovinate cosa dice?

Quindi, attenzione a cantar vittoria: la posizione della chiesa cattolica riguardo il matrimonio ugualitario non cambia! E questo è sottolineato anche dal punto 113 dell’Instrumentum Laboris in cui si legge:

Tutte le Conferenze Episcopali si sono espresse contro una “ridefinizione” del matrimonio tra uomo e donna attraverso l’introduzione di una legislazione che permette l’unione tra due persone dello stesso sesso.

Il documento poi guarda alla questione da un punto di vista pastorale e afferma (numero 116):

Riguardo alla possibilità di una pastorale verso queste persone, bisogna distinguere tra quelle che hanno fatto una scelta personale, spesso sofferta, e la vivono con delicatezza per non dare scandalo ad altri, e un comportamento di promozione e pubblicità attiva, spesso aggressiva.

Anche qui, siamo nel perfetto solco della tradizione cattolica: se vivi il tuo orientamento sessuale per fatti tuoi, e magari ti fustighi pure, allora va bene; se vuoi diritti e li chiedi pubblicamente, allora sei nel torto. Ci sono, comunque, delle posizioni da sottolineare:

si raccomanda di non far coincidere l’identità di una persona con espressioni quali “gay”, “lesbica” o “omosessuale”.

E ancora (numero 117):

Non mancano richieste volte ad approfondire, anche attraverso organismi specifici, come ad esempio le Pontificie Accademie delle Scienze e per la Vita, il senso antropologico e teologico della sessualità umana e della differenza sessuale tra uomo e donna, in grado di far fronte alla ideologia del gender.

Al punto 119, leggiamo tra l'altro:

Si presenta, in modo sempre più urgente, la sfida dell’educazione sessuale nelle famiglie e nelle istituzioni scolastiche, particolarmente nei Paesi in cui lo Stato tende a proporre, nelle scuole, una visione unilaterale e ideologica della identità di genere. Nelle scuole o nelle comunità parrocchiali, si dovrebbero attivare programmi formativi per proporre ai giovani una visione adeguata della maturità affettiva e cristiana, in cui affrontare anche il fenomeno dell’omosessualità.

Per quel che riguarda il punto sulla trasmissione della fede ai bambini in unioni di persone dello stesso sesso si sottolinea il no alle adozioni di minori da parte delle coppie dello stesso sesso, perché i bambini hanno diritto a un padre e a una madre, però (siamo al numero 120):

nel caso in cui le persone che vivono in queste unioni chiedano il battesimo per il bambino, le risposte, quasi all’unanimità, sottolineano che il piccolo deve essere accolto con la stessa cura, tenerezza e sollecitudine che ricevono gli altri bambini [...] In questi casi, la preparazione all’eventuale battesimo del bambino sarà particolarmente curata dal parroco, anche con un’attenzione specifica nella scelta del padrino e della madrina.

Quasi a dire: voi siete ormai persi, ma magari noi possiamo salvare vostro figlio...

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