Letture gay per l’estate: La Libellula, di Bert d'Arragon

Un'appassionante storia raccontata con maestria da Bert D'Arragon.

Una libellula

Scrivere un libro sulla Resistenza; anzi, una storia di persone nella resistenza, e lì, come una prosa di amore essenziale, narrare la storia di Pietro, di Giovanni che, adolescenti, scoprono di essere innamorati l'uno dell'altro, in una Italia tra le peggiori della sua storia: il fascismo, le persecuzioni, i confini, gli assassinii dei “nemici”, la guerra. La Libellula, di Bert d'Arragon, toscano di adozione, nato in Westfalia da una famiglia dalle antiche origini spagnole, è un romanzo dai respiri intensi che grazie alle meticolose ricerche dell'autore, più volte diventa narrazione storica, lasciando che gli immaginari personaggi, sembrano diventare parte vera di quella nostra fetta di storia assurda e, speriamo, irripetibile.

Trecentonovanta pagine dove il lettore giovane troverà sprazzi intelligenti e formativi per sapere, ove necessitasse ancora, cosa era quell'Italia nefanda e tuttavia non arresa del tutto; e ai meno giovani saprà dare memoria e lucidità.

La Libellula è un libro accogliente e affascinante tanto da instillare in chi lo legge un desiderio di far parte di quell'amore tra Giovanni e Pietro prima, e poi tra il primo e Niccolò. In questo uragano di passioni e avventure, altri personaggi non meno interessanti, tra ruffiani, donne mercenarie, uomini piegati al potere mussoliniano, altre donne particolarmente coraggiose da imbastire ragnatele di resistenza necessarie a salvare se stesse e gli altri.

C'è una sconfinata umanità nel libro di Bert d'Arragon, che la privilegia dinanzi alla violenza di un regime satrapo e meschino. E poi, questi amori, incanalati in cuori dolci e misteriosi, quasi innocenti. Ci si innamora di Giovanni che batte le dita sul pianoforte per poi diventare un insigne musicista; di Pietro, l'io narrante della prima parte del romanzo, fresco e quasi sacro, persino quando rivela a Giovanni che sposerà una donna. E Niccolò, l'ultima tenerezza che sente il peso di essere arrivato a narrazione iniziata, ma non sarà di certo questo a frenare la sua passione.

Quel loro peregrinare in un'Italia che li insegue, anche a causa della loro omosessualità, fa dire ad Adolfo, amico fervido di Giovanni e Pietro:

Poi arrivano due finocchi e ti insegnano come affrontare la vita da uomo. Non ci avevo mai pensato, ma ho capito che non importa che cosa uno prende in culo, importa come prende la vita.

Dovrei narrare di Maria Margherita, una donna benestante, che accoglie i fuggiaschi Pietro e Giovanni, nella sua casa, facendoli diventare figli, regalando loro istruzione, successo, e poi lei stessa al servizio della Resistenza, della cellula La Libellulache forgia uomini e donne nella Resistenza e anche nel dolore più struggente.

Dovrei raccontare di tanti tra coloro che Bert insignisce nel suo fantastico libro, storie che potrebbero essere vere, in quella fase di storia, dove tanti eroi sono scomparsi senza che qualcuno li ricordi come tali.

Ci sono stacchi, nel libro, che potrebbero confondere. Dico, potrebbero, a causa di tanti documenti che l'autore riporta nella sua integralità. Ma non si tratta di difficile lettura, proprio per questa ipotetica catenella che aggancia un fatto all'altro; una persona con altra persona; l'amore tra due ragazzi e altri.

Per il regime gli omosessuali in Italia non esistevano e lasciando intatta questa bugia, si poteva fare quel che si voleva. Ma chi smascherava la bugia, come facevamo noi con la nostra sola esistenza, veniva schiacciato.

Bello è, che a leggere storie di ieri, e per giunta in chiave romanzata, sembra che ci sia una continuità nell'oggi, come l'impietoso ma reale quadro che Bert fa sulla chiesa cattolica, dall'egoismo sfrenato e dall'attenzione assurda alla moralità sessuale.

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