Scott Ross, un clavicembalo in paradiso

Proprio in questi giorni ricorre l'anniversario della scomparsa di Scott Ross, uno dei più grandi ed acclamati clavicembalisti del Novecento.

Nel giugno del 1989 moriva ad Assas, vicino a Montpellier uno dei maggiori clavicembalisti del secolo scorso: Scott Ross. Una vicenda umana costellata di tragedie, dalla morte del padre, quando l'artista era poco più di un bambino, a quella ancora più drammatica della madre che si tolse la vita a Nizza nel 1970, dove i due si erano trasferiti dall'America solo qualche anno prima. Tuttavia già a Pittsburgh, sua città natale, Scott Ross aveva dato prova di un talento mosso, brioso, inarrestabile. Chiuso in un busto correttivo a causa di una brutta forma di scoliosi, questo genio in erba, già orfano di padre, aveva affascinato e confuso i suoi maestri. Meravigliato i suoi piccoli compagni.

Un talento il suo che esplose poi in tutta la sua pienezza in Francia, dove le sue interpretazioni di Rameau gli portarono premi e riconoscimenti importanti, incantando ogni volta gli ascoltatori, legandoli per la vita a quell'istante perfetto, fermo nel tempo (e custodito gelosamente nella memoria).

Scott Ross, un clavicembalo in paradiso

Già duramente provato dall'Aids, Scott Ross si cimentò anche con Domenico Scarlatti, registrando tutte le sue 555 sonate. Un'impresa titanica che lo lasciò fisicamente esausto, ma che consegnò al mondo, fortunatamente per noi tutti, un' opera che, ancora oggi, fin dalle prime note, ci ruba entusiasticamente il fiato.

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