Ricordando Sandro Penna, poeta omosessuale, prigioniero d'amore

Un ricordo di Sandro Penna, grandissimo poeta della nostra letteratura, spesso dimenticato perché, secondo molti, scomodo.

Ecco, fanciullo, io ti ho portato a questo
luogo selvaggio, a notte, per che fare?
Non so. Non posso soffocare io questo
amore della vita. E sotto è il mare.
Lo varcherò. Conoscerò le genti
più disparate. Vedrò quanto è bella
la vita negli occhi di chi ha
quindici anni fanciullo, come te.

Si sa, ai poeti è inutile chiedere, fare domande, persino entrare nel loro lato oscuro frammentato di note o di racconti in versi. I poeti, dicono, se li porta via il mare schiumoso, in una parte dell'universo dove il silenzio è rotto dalle loro grida disperate o dai giochi dimenticati d'infanzia; dai versi poetici che scivolano sull'acqua, ingoiati da strane creature. Probabilmente è lì, Sandro Penna, con le sue liriche quasi appannate dal tempo, "dimenticate" perché spesso scomode, magari insane, piuttosto reali. Cantò amore di ragazzi, con ossessiva levità, scandalizzando ancora oggi una certa ipocrisia farcita a destra e a sinistra. Ma resta tra i più grandi poeti del Novecento. Un poeta omosessuale, non a caso.

Sandro Penna nasce a Perugia il 12 giugno 1906 in una famiglia borghese. La passione per la letteratura è Umberto Saba, altro omosessuale, a fargliela scoprire, anche negli incontri con altri poeti e letterati che eleggono a domicilio delle loro discussioni culturali il "Caffè Le Giubbe Rosse" di Firenze, per molti decenni rimasto luogo di ritrovo dell'intellighenzia fiorentina e della ciurma omosessuale che coniugava spensieratezza e commistione culturale. Penna vive la poesia come valore naturale, confortato da altri vati della cultura che via via conosce e che chiedono di conoscerlo. Pier Paolo Pasolini coniò per lui la cosiddetta "linea sabbiana", che annoverava anche Giorgio Caproni e Attilio Bertolucci.

Sandro Penna e Pier Paolo Pasolini

C'è però un fastidio che è più un astio da parte di molti critici letterari che accusano Penna di "troppa omosessualità" di cui infarcisce ogni sua poesia. Ma vi è altro, e più spinoso: in una intervista, Penna dichiara: "Io non sono omosessuale, sono pederasta". Forse ha in mente le sue odi, o forse intendeva forzare i toni dispregiativi di quei tempi, per cui ogni omosessuale era pederasta, chissà! Nel centenario della sua nascita, ci fu un lungo dibattito proprio su questo. In un articolo pubblicato su Liberazione, Saverio Aversa, lamentava come la nostra cultura si fosse dimenticata di Sandro Penna a causa del contenuto omoerotico delle sue poesie. Qualcuno fece presente che i protagonisti di quelle poesie erano i fanciulli, chiese: Sandro Penna è veramente un poeta? Un artista? Un’intellettuale di sinistra? O un semplice maestrino dalle torbide passioni?

A rispondere fu il direttore Sansonetti che, dopo una lettera di un lettore, ribatté che allora occorrerebbe censurare il Mann di Morte a Venezia e Pasolini. Poesia scomoda quella di Penna, incursioni non facili in una terra che intende rimanere casta, che di certo va difesa, seppur stiamo parlando di poesia.

A leggerlo, nonostante la facile critica, in quelle poche righe che la sua penna verga sui giovincelli, Penna conserva sempre un vasto senso di pudore, che poi in molti gli riconoscono. Scrive:

Il problema sessuale
prende tutta la mia vita.
Sarà un bene o sarà un male
mi domando ad ogni uscita.

In realtà Sandro Penna è un poeta senza storia, uno che riesce a capire profondamente che certi temi e persone non hanno diritto di cittadinanza. Lo scopre nel '57, quando vince il Premio letterario Viareggio, ex equo con Alberto Moravia e Pasolini. Uno dei giurati gli inveisce contro, dicendo che a premiare uno come lui ci si sarebbe "coperti di vergogna davanti a tutta l'Italia". Intervistato, racconta triste della morte di un suo amato ragazzo, e viene immediatamente zittito. Sono Pasolini e Moravia che si alzano ad abbracciarlo.

L'Italia di quei tempi, certa Italia, non perdona a Penna di voler vivere la sua omosessualità così apertamente autocelebrata, persino senza sensi di colpa.

Oggi, Sandro Penna, è un esempio per molti novelli poeti, maestro di fantasia e solenne cultura.

In una lettera a lui indirizzata, così lo significava Pier Paolo Pasolini:

La tua esclusione di te stesso da un mondo che del resto ti escludeva è stata una lunga ascesi, fatta di notti e di giorni, in cui si ride e si piange, come ingenui personaggi di opere romantiche senza né principio né fine, con le loro croci e le loro delizie: una lunga ascesi in cui, anziché pregare, hai cantato le forme del mondo lontano.

Sandro Penna si spegne a Roma il 21 gennaio 1977.

Oh nella notte il cane
O zelindo, non sa la tua notte
Poi fu una cosa povera
Quando gli aspetti del mondo lucevano
Qui è la cara città dove la notte
Scatenata dolcezza
Se trasalisce
Sono soli e legati
Straripa nell'umida notte in silenzio
Sul molo il vento soffia forte
Tu mi lasci
Un sogno di bellezza
Un uomo camminava sulla via.

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Foto | Wikipedia

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