Alla ricerca della vita gay durante il comunismo in Ungheria

Hot Men Cold Dictatorships: documentario sull’amore, sulla solitudine e sulla dittatura in Ungheria.

L’omosessualità è legale in Ungheria fin dal 1962, in piena era comunista. Questo non vuol dire, però, che le persone potessero vivere il proprio orientamento sessuale in maniera aperta o che non fossero sottoposte alla vigilanza delle autorità. Dovranno passare ancora vent’anni prima che la comunità LGBT ungherese possa iniziare a lottare attivamente in maniera aperte, due decenni di vita underground e attenti ai pericoli di una polizia attenta a spiarli.

Ora un documentario sta recuperando la memoria storica della vita gay in Ungheria di quegli anni, soffermandosi sui cambiamenti che ha vissuto la comunità lesbica, gay, bisessuale e transessuale del paese fino a oggi (periodo quello dei nostri tempi in cui l’estremismo e la discriminazione nei confronti delle persone LGBT stanno avendo la meglio, purtroppo). Titolo del documentario è Hot Men Cold Dictatorships e, tramite Indie Gogo, si stanno cercando fondi per la fase di post produzione (al momento hanno raggiunto poco meno di 1300 dollari e ne servono 14mila, poco più di 10.300 euro).

L’idea del documentario è partita da Milán Banach Nagy, giovane gay molto impegnato nell’attivismo nel suo paese, dove la comunità LGBT continua a battersi per veder riconosciuti i propri diritti. Insieme al suo compagno, che ancora non ha fatto coming out, e con due amici, anche loro attivisti, Milán ha intervistato sette figure storiche del movimento LGBT del paese centroeuropeo al fine di ricostruire le loro vite durante quegli anni.

La regia del documentario è di Mária Takács che in passato ha già realizzato Secret years, film sul movimento lesbico nell’epoca della dittatura.

Alla ricerca della vita gay durante il comunismo in Ungheria

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Via | Ragap

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