L’Istat considera le famiglie dello stesso sesso al pari delle altre

Una riflessione sui dati del 15° Censimento generale della popolazione, resi noti dall’Istat.

Il 15° Censimento generale della popolazione (2011) ha rilevato come in Italia le coppie dello stesso sesso sono 7.513. Il dato è senza dubbio sottostimato dal momento che censisce solo coloro che hanno scelto di dichiarare la loro relazione affettiva e la loro convivenza. La maggior parte delle coppie dello stesso sesso che si sono dichiarate vive nell’Italia settentrionale, in particolare nel Nord-Ovest.

Notano le associazioni lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersex italiane:

Il dato del censimento diffuso dall’ISTAT dimostra che il numero delle coppie formate da persone dello stesso sesso è sottostimato perché lo stigma sociale e istituzionale che circonda queste famiglie fa loro temere di essere visibili. È a partire dal superamento di ogni forma di discriminazione che il Parlamento e il Governo possono cambiare radicalmente questa situazione. Non solo leggi, ma anche opportuni atti amministrativi possono consentire alle famiglie delle persone lesbiche e gay, sia coppie che genitori singoli o separati, e ai loro figli di vivere più serenamente, sentendosi pienamente accolti nel loro contesto sociale.

L’istat considera le famiglie dello stesso sesso al pari delle altre

Il quadro che esce dai dati del censimento non può certo considerarsi pienamente rappresentativo della realtà di tutte le persone LGBTI molte delle quali sono in coppia ma non convivono. Le coppie conviventi sono solo una piccola parte della popolazione, e questo è vero per le persone LGBTI come per chiunque altro.

Quello che i dati mettono in rilievo, in ogni caso, è il fatto che in Italia migliaia di persone godono di meno diritti degli altri, anche in ambito familiare. È una minoranza, è vero, ma, come notano le associazioni LGBTI “un Paese definisce il proprio livello di democrazia proprio in base al modo con cui tratta le minoranze, dal momento che il rispetto che si deve a qualsiasi persona non può dipendere dal numero di persone che invocano quel rispetto. In una democrazia matura la maggioranza non può calpestare i diritti delle minoranze”.

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