Il cardinal Sepe contro il sindaco di Napoli che vuole trascrivere le nozze gay

L'arcivescovo di Napoli non gradisce l'impegno per le coppie gay preso dal sindaco De Magistris ed esprime il proprio dissenso proprio nel giorno della festa della Repubblica.

Proprio nel giorno in cui l’Italia celebra la festa della Repubblica, il cardinal Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, sottolinea come, alla fine, siamo sempre in un regno pontificio allargato. A margine della cerimonia in Prefettura per la festa odierna, infatti, Sua Eminenza ha commentato l’impegno preso dal sindaco Luigi De Magistris di trascrivere nel registro di stato civile i matrimoni ugualitari celebrati all’estero.

Ho letto un po’ sui giornali. Io credo che la questione è abbastanza delicata, abbastanza complessa e non credo che si possa risolvere con qualche proclama altisonante anche perché ha un raggio nazionale. Io spero che si approfondisca e si possa esaminare bene tutto il problema. Forse mi sarei aspettato qualche buona notizia: per esempio che qualche buca di Napoli fosse più riparata. Comunque, va bene. Andiamo avanti.

Poi ha continuato:

Non ho niente contro i gay, li ho ricevuti diverse volte, ma mi sarei aspettato dal sindaco una notizia più concreta, magari che qualche buca delle strade fosse riparata. Comunque la cosa va approfondita.

Cosa festeggiamo esattamente oggi, 2 giugno? Ce lo spiega Polisblog.

La risposta del sindaco di Napoli


Luigi De Magistris si impegna per la trascrizione dei matrimoni gay

Immediata la risposta del sindaco De Magistris:

Non c'è alcuna volontà di strumentalizzazione politica e nessuna distrazione dai grandi problemi di Napoli, semplicemente proseguiamo sulla strada da sempre percorsa da questa amministrazione, che ha il dovere di occuparsi di tutti i suoi cittadini e di tutte le sue cittadine, senza discriminazione alcuna. La strada su cui proseguiamo è quella già tracciata con l'istituzione del registro delle unioni civili, del testamento biologico, della cittadinanza onoraria ai figli degli immigrati nati nel nostro territorio.

Puntualizza quindi Luigi De Magistris:

Lo facciamo cercando di compensare una vacatio legis nazionale, per stimolare il parlamento e il governo a occuparsi dei diritti civili delle persone, di tutte le persone, cercando così di dare finalmente piena attuazione alla nostra Costituzione.

Precisa, infine, il primo cittadino partenopeo, mettendo i puntini sulle i:

Il tema dei matrimoni contratti all'estero fra persone dello stesso sesso, che vogliamo trascrivere nello stato civile, non è un tema secondario, perché riguarda la vita di tanti cittadini e di tante cittadine, si tratta del tema prioritario del riconoscimento del diritto a non essere discriminati, come riconosciuto dalla Costituzione, lo voglio ricordare oggi che celebriamo la nostra Repubblica che, dal lavoro ai diritti civili, deve ancora compiere molta strada per essere pienamente democratica, giusta, inclusiva.

Democrazia, giustizia, inclusione: concetti che non sono molto di casa in diversi ambienti ecclesiastici, checché se ne dica.

La reazione di Arcigay Napoli


Il cardinal Crescenzio Sepe

Anche Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, ha risposto a Sua Eminenza. Si è chiesto Sannino:

è possibile paragonare proprio nel giorno della festa della Repubblica, azioni che attuano la nostra Costituzione e riconoscono finalmente la dignità di molti cittadini e delle loro famiglie con la manutenzione stradale?

Nota il presidente di Arcigay Napoli:

È come se Sepe non riuscisse ad avere il peso delle cose e a riconoscere che il gesto del sindaco non toglie nulla ed anzi aggiunge valore alla nostra comunità. Investire nella felicità delle persone e nella piena uguaglianza tra queste non ha alcun costo.

Del resto, si chiede Sannino, se tutti i cittadini e le cittadini hanno maggiori diritti, dove sta il problema?

L'espansione dei diritti a tutte e tutti è una priorità assoluta e farebbe molto bene al Paese, non è un caso che i luoghi e le città più vivibili sono anche quelle che riconoscono pieni diritti civili e sociali e investono sulla felicità delle persone.

Infine, conclude amaramente Antonello Sannino:

Il cardinale Sepe e la Chiesa ci dicessero piuttosto come utilizzano i ricavi provenienti dall'8x1000. Pagati dallo stato italiano, quando oltre il 50% dei giovani al Sud non lavora, il cardinale e la chiesa hanno altri buchi, anzi voragini, da dover colmare.

Via | Corriere del Mezzogiorno

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