L’Onda Pride e l'innaturale omofobia italica

Giugno è il mese dei Pride in tutto il mondo. Scendiamo in piazza per svegliare la politica del silenzio e dell'indifferenza. Per svegliare noi stessi.

Basta un bacio, una movenza femminea; basta che si scenda per strada a guardare la vita, o a salire su un mezzo pubblico per tornare a casa. Basta un soffio di omosessualità, di transessualità, per finire calpestati a terra, derisi, minacciati, urlati, accoltellati; magari uccisi. Tutto nell'indifferenza di chi sta a guardare e passare oltre.

L'omofobia, la lesbofobia, la transfobia, la bifobia sono diventati numeri da catalogare nelle questure, il frutto acerbo di questa Italia votata alla tolleranza televisiva, ma non alla sacralità dell'individuo. Piace tanto il gay nei talk show, si tifa per l'androgino che urla una sessualità controversa e difficile da dichiarare, si dibatte di cosa sia la normalità e poi, basta un bacio serenamente pubblico per scatenare la belva, l'odio, le mani che si fiondano sulla carne per macellarla. Siamo diventati la società dell'indifferenza; in fondo stiamo parlando di omosessuali o di transessuali, dicono.

Siamo un paese derelitto, dove non solo la politica dichiara a parole la difesa di tutti i suoi cittadini; l'omofobia e la transfobia sono oramai un genere portato con enfasi da molti nostri giovinetti, proprio come usano i pantaloni col sedere fuori o i capelli rasati a zero. Armano il branco di coraggio, si inventano una violenza per occupare il sabato sera e partono decisi verso le vittime che ritengono fragili, poco difese: gay, lesbiche, transessuali. Tanto, pensano, arriva la polizia e anche loro vedono che si tratta di froci, di lesbiche, di transessuali. Cosa vuoi che facciano?

L’Onda Pride e l'innaturale omofobia italica

La verità è che la società, la politica, la famiglia, dovrebbero alzare la voce, dire a scanso di equivoci, che la violenza omofoba e transfobica è un delitto che merita pene severe e certe; che per ingannare il tempo del sabato sera, vadano a ballare o a fare l'amore, che le persone lgbtq hanno non solo il diritto a esserci, ma che difenderanno essi stessi quel diritto. Tutto questo continua a essere chimera, fantasia tra i ragazzi, i loro educatori, i loro preti, i politici. Scriveva qualche tempo fa Vladimir Luxuria sul suo sito:

Il nostro problema è che ancora si pensa che una battaglia che miri a tutelare la nostra dignità e la nostra incolumità fisica è considerata “roba da sinistra” mentre altrove è considerata una lotta di civiltà di cui tutti gli schieramenti devono assumersene il carico e la responsabilità.

Scendiamo in piazza a celebrare i vari pride che si terranno a partire da sabato prossimo in tutta Italia: in massa, convinti, portiamo i nostri amici e parenti. Facciamo della nostra visibilità l'antidoto contro la violenza e la paura su cui gli omofobi e i transfobici contano per menar le mani. Svegliamo la politica del silenzio e dell'indifferenza. Svegliamo noi stessi.

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