H.D. (Hilda Doolittle): dall'Immaginismo al movimento gay

H.D.

In molte foto, l’occhio quasi trasparente di Hilda Doolittle (1886-1961), ormai passata ufficialmente alla storia come H.D. sembra fissare, caparbio e malinconico, una meta lontana. Un sogno da inseguire o forse, nel suo caso, una passione da bruciare fino alla consunzione. Nata in un famiglia di intellettuali (il padre era un esimio professore di astronomia, la madre una raffinatissima musicologa), H.D. crebbe in Pennsylvania, studiando senza profitto il greco antico ed amoreggiando con Ezra Pound. In realtà l’incontro che la portò a rompere con il suo giovane passato non fu quello con il grande ma controverso poeta su cui tanto è stato scritto ma piuttosto quello con la studentessa d’arte Frances Josepha Gregg di cui si innamorò. Insieme lasciarono il Greenwich village e partirono con il cuore in tumulto alla volta dell’Europa, allora indiscusso faro di intelletti.

Qui la giovanissima poetessa iniziò pubblicamente la sua carriera letteraria grazie ad una serie di poemi che piacquero a a Pound che li definì immaginisti (il più grande complimento che le potesse fare). Entrata a pieno diritto nel circolo che gravitava attorno al bizzoso americano, H.D. trovò anche un nuovo amore in Richard Aldington, un affascinantissimo poeta e scrittore inglese che la travolse con la sua passione: un amore suggellato anche dal matrimonio e diverse iniziative artisitiche, ma che finì malinconicamente in pochi anni.

H.D. non si perse comunque d’animo, non era certo nelle sue corde, così dopo un amore rigorosamente platonico con D. H. Lawrence, si legò a Bryher (Annie Winifred Ellerman), una ricchissima scrittrice inglese che rimase la sua compagna, tra alti e bassi, per tutta la vita. Nota non solo per le sue opere o i suoi scritti, ma anche per quel suo comportamento fiero e spavaldo nelle questioni sessuali (discusse apertamente con Sigmund Freud della sua bisessualità), H.D. negli anni settanta divenne, a buon diritto mi viene da aggiungere, un punto di riferimento per i tanti movimenti gay che allora muovevano i loro primi, difficilissimi passi.

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