Coppia gay? Niente diritti, nemmeno nelle tombe

Separati per sempre davanti alla legge, anche nelle bare. Non sono due divorziati, ma due uomini che vivono insieme, formano un nucleo familiare, eppure in Italia non sono riconosciuti pubblicamente come unione. A sorpresa l'accanimento della burocrazia e della politica si allunga persino sui resti mortali conservati al cimitero: neanche dietro una lapide i due potranno stare vicino.

A Castellanza, in provincia di Varese, il Comune ha messo in vendita alcune concessioni nel cimitero, ma quando un uomo ha chiesto due posti vicini, per sé e per il suo compagno, gli è stato risposto che non era possibile: solo i membri della stessa famiglia (marito o moglie, padre e figli, fratello e sorella) possono ottenere un "privilegio" del genere.

Secondo l'assessore con delega ai cimiteri, Fabrizio Giachi, la questione riguarda solo i loculi (perché nelle tombe di famiglia si può fare ciò che si vuole): a quanto pare una vecchia legge regionale privilegia la famiglia naturale e riserva il diritto di stare vicino solo a chi proviene dallo stesso nucleo o alle coppie sposate. Così il regolamento comunale segue questa impostazione.

Ovviamente, come al solito, chi ha i soldi per pagarsi una tomba di famiglia - magari con un'architettura da cattedrale neogotica - non ha problemi; invece le persone comuni, che avrebbero bisogno di una tutela pubblica, rimangono in balia degli eventi. Sulla questione è intervenuto anche il consigliere regionale del Pd Giuseppe Civati, secondo cui la legge regionale è stata aggiornata e comunque se necessario verrà modificata. Nel frattempo, aggiunge,

mi appello all’umanità degli amministratori locali. Conservare la memoria di una persona cara è un legittimo desiderio di ciascuno

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