Dopo il Non possumus ecco il Non expedit

Ci hanno fatto attendere tanto, ma alla fine la tanto annunciata Nota pastorale dei vescovi italiani sulla legge per le coppie di fatto è arrivata.

I cattolici - in particolare quelli impegnati in politica - devono votare NO alle leggi come i Dico, che prevedono diritti a forme di famiglia diverse dal matrimonio, in particolare quando si tratta di riconoscere le unioni formate da persone dello stesso sesso. I politici cattolici non possono appellarsi alla coscienza e neppure nascondersi dietro il pluralismo politico: devono obbedire e basta.

Meno male che monsignor Bagnasco, il nuovo capo della Cei dopo Ruini, non ha cercato di nascondere la realtà dietro una facciata rassicurante: la chiesa cattolica è in contrasto con la modernità, con la Costituzione italiana e con la democrazia e il liberalismo. Del resto lo è sempre stata e con quest'ultimo documento non fa che confermarlo, anche a chi avesse pensato in un cambiamento. Nel mirino ci sono in particolare - e come farne a meno - le persone omosessuali, le cui unioni sono particolarmente mal viste Oltretevere.

Onestamente un attacco così forte alle istituzioni laiche, alle leggi dello stato italiano e al Parlamento non si vedeva dai tempi della legge Siccardi e dell'arresto dell'arcivescovo di Torino Fransoni nel 1800. A questo punto non resta che sperare nell'autonomia della politica. Ma, visti i precedenti, non ci conto affatto.

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