Richard Barnfield, il William Shakespeare dell'omosessualità

I suoi primi poemi apertamente omosessuali attirarono gli strali dei ben pensanti del periodo, ma Richard Barnfield non si lasciò certo intimorire e ci riprovò, calcando questa volta la mano.

Nell'Inghilterra elisabettiana fitta di poeti, di cantori e squisiti talenti (impossibile non citare anche solo en passant la gloria nazionale, William Shakespeare), Richard Barnfield (1574-1620?) si staglia tuttavia come il poeta dell' amore omosessuale. Un tema affrontato fin dagli esordi, quando appena ventunenne dà alle stampe The Affectionate Shepherd. Un'opera di grande, immediato successo ma che suscita da più parti biasimo, riprovazione, scandalo per l'insistere di quell'amore che unisce ed accende in una unica, grande passione due uomini. Le cose non migliorano certo con la pubblicazione della seconda opera, Cynthia.

Poco e nulla sembra fare la prefazione dello stesso Barnifield che questa volta firma il volume e cerca di gettare acqua sul fuoco della polemica, prendendo una mezza distanza dai propri versi, ma i poemi che seguono (il poeta predica bene ma razzola male) sono ancora più sfacciatamente gay dei precedenti e dedicati per giunta a William Stanley, potente nobiluomo a cui lo lega un'amicizia probabilmente più profonda del "dovuto".

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Un successo letterario che secondo alcuni critici in quegli anni dorati lo mettono in rivalità addirittura con lo stesso Shakespeare (il Cigno di Avon indugia ed insiste nel nostro post) che nei suoi sonetti sembra indicarlo (le identificazioni sono ahimè sempre nebulose e difficili) come il suo più diretto e temibile avversario.


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