Esiste un vaccino contro il cancro anale che colpisce i gay

In pochi hanno sentito parlare del cancro dell'anno ano, una forma abbastanza rara di tumore che però colpisce con un'incidenza molto più elevata la popolazione dei maschi che fanno sesso con altri maschi.

Questa neoplasia ha origine da lesioni della mucosa causate da un virus già noto, il papillomavirus (Hpv), lo stesso che, in alcune sue forme dette oncogene, provoca il tumore al collo dell'utero. In genere il sistema immunitario umano riesce a respingere gli attacchi di questo virus che il più delle volte viene espulso dall'organismo: è il caso dei condilomi, sia quelli genitali sia quelli anali che possono guarire anche senza intervento chirurgico.

Se però le lesioni nella mucosa anale non vengono individuate in tempo, il cancro che ne deriva è molto pericoloso e doloroso e può portare anche a mutilazioni gravi: alcuni ricorderanno le polemiche per una pubblicità "progresso" americana in cui venivano mostrate le lesioni di un cancro dell'anno ano.

Una speranza contro questa malattia può arrivare dal vaccino: non una nuova formulazione, ma proprio lo stesso vaccino anti-Hpv che viene praticato alle ragazze prima che diventino sessualmente attive. Uno studio americano ha rivelato che il medesimo vaccino, praticato agli adolescenti omosessuali, può proteggere chi ha rapporti anali dal cancro dell'ano.

A questo punto però nasce un problema di ordine pratico e psicologico: come fare a vaccinare solo gli adolescenti gay? Sappiamo tutti che l'età puberale è un momento di grande confusione e fragilità, per cui molti ragazzini gay non si identificano ancora in un preciso orientamento e d'altra parte potrebbero sentirsi stigmatizzati se fossero sottoposti a un vaccino speciale in quanto gay.

Da un punto di vista economico, vaccinare tutti i giovani maschi pare che non sia particolarmente utile, per cui è complicato mettere in pratica questa scoperta sull'efficacia del vaccino. C'è poi da aggiungere che un misto di vergogna, pudore e omofobia ha fatto sì che finora la questione fosse sottovalutata, sia dai medici sia dagli stessi gay. Non è difficile, quindi, che persino un medico sia poco informato a tal proposito: figuriamoci come deve sentirsi un paziente!

Nel frattempo il modo migliore per contrastare la malattia è la diagnosi precoce: le lesioni individuate in uno stadio iniziale possono essere trattate ed eliminate, impedendo che evolvano in tumore. Ancora una volta, la prevenzione è la cura più efficace.

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