Stati Uniti: un alloggio anche per i vecchi omosessuali

“Vecchiaia: è quel momento della vita in cui si chiude un occhio sui vizi che ci si può ancora concedere e si scagliano fulmini su quelli che non si è più in grado di commettere” (Ambrose Bierce)

Credo, leggendo le ultime news dal mondo, che la tanto odiata domanda “Come ti immagini da vecchio?”, fatta mediamente da ogni pseudogiornalista alla psuedosoubrette del momento, debba diventare anche un nostro interrogativo.
Cosa lasceremo alle nuove generazioni, o meglio, come ci lasceremo?!

Bisogna, signore mie, cominciare a pensarsi anche se il concetto di “pensione” per molti di noi sembra essere di proprietà solo di un certo tipo di ambienti, quelli fantascientifici.

Per fortuna che per un essere umano condannato a vivere solo con un unico dogma “è una vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto” (enunciato da Tonino Carotone), altri possono essere pragmatici anche sul futuro.

Lo scorso 23 marzo, infatti, sono stati inaugurati a Los Angeles i primi alloggi a basso costo della nazione destinati specificatamente a persone gay, lesbiche e transgender in pensione.
Secondo quanto stabilito dalle agenzie municipali e dall’amministrazione statale (che hanno finanziato la costruzione della struttura) un terzo degli appartamenti sarà destinato agli anziani a basso reddito malati di Hiv e Aids, che sono senza casa o rischiano di diventarlo.

A Los Angeles vivrebbero circa 442000 persone omosessuali, pari al 40% della popolazione cittadina. Una percentuale piuttosto alta seconda solo a quella rilevata dall’università della California a New York, ad oggi la città con più abitanti GLBT.

Fonte: Reuters

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