Harry Hay, fondatore del movimento gay in America

Nove anni fa come ieri moriva negli Stati Uniti, alla bella età di 90 anni, il pioniere della lotta gay americana, un uomo che sin dalla metà del Novecento si era esposto e aveva fatto di tutto per cambiare la vita delle persone omosessuali e per combattere il conformismo e i confini rigidi tra generi e orientamento sessuale.

Harry Hay, dopo essere stato uno dei membri del Partito comunista (clandestino) americano, quando morì quasi dieci anni fa era ancora un personaggio coinvolto attivamente nella vita e nelle scelte della comunità lgbt, anche se soprattutto negli ultimi tempi il suo radicalismo non era accettato da tutti.

Molti preferivano far finta che fosse un vecchio nonno un po' eccentrico, con quelle gonne a fiori, i riti degli indiani d'america, le posizioni anche violentemente anti-sistema e anti-omologazione: qualcosa che stonava con i tentativi (spesso legittimi, a volte eccessivi) di parte del movimento impegnato a fare considerare i gay "uguali" agli etero.

In questo Harry Hay era tutt'altro che un cliché di "omosessuale romantico" e comunista che indossava le perle e viveva in una casa rosa a San Francisco. Anche la sua eccentricità nell'abbigliamento era un modo di rifiutare le convenzioni e non ha nulla a che vedere con il "gender-bender" che possiamo osservare nei quartieri gay e in quelli alla moda delle grandi città occidentali.

Hay osò sfidare i tabù quando era davvero rischioso farlo e più tardi - così come aveva rotto con il partito comunista - non ebbe paura di rompere con la Mattachine Society, che pure aveva fondato, quando prese posizioni molto più moderate. E con lo stesso spirito fino agli ultimi anni polemizzò con il movimento gay, accusato di essersi venduto al consumismo e di aver fatto dell'uguaglianza un feticcio, rinunciando alla specificità gay.

Questo è un punto su cui ormai troppo spesso sorvoliamo o non ci rendiamo conto. Eppure il primo movimento gay era un movimento anti-sistema e di rottura, mentre il movimento in cui viviamo oggi è molto più borghese e conformista, al punto da aver messo fra i primi punti del suo programma il più borghese e conservatore degli istituti: il matrimonio.

Capisco anch'io che in società conservatrici non c'è nulla di più radicale di rivendicare il matrimonio per le persone omosessuali, ma rimane il fatto che in questo momento combattiamo per omologarci a un modello di vita pensato per le persone eterosessuali. E, di fatto, fallimentare anche per loro. In ogni caso il magistero di Harry Hay può aiutarci a mettere in discussione anche i diktat del movimento e a cercare strade sempre più "scandalose".

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