Andrea, il ragazzo dai pantaloni rosa: nessun suicidio per omofobia, solo amore non corrisposto

Il ragazzo dai pantaloni rosa suicida per omofobia? Ipotesi accantonata: Andrea è morto suicida per amore

Sin da quando Andrea, il ragazzo dai pantaloni rosa, si è suicidato si son rincorse a non finire pettegolezzi e voci di corridoio che lo hanno dipinto come omosessuale: ipotesi negata dalla madre e anche da alcuni compagni di classe, che, però - lo ricordiamo -, lo avevano insultato su Facebook proprio per le sue abitudini eccentriche rispetto a quelle del gruppo.

Il movente omofobo - alla data di oggi - non c'entra più niente con il suo suicidio: il 20 novembre 2012 Andrea avrebbe deciso di farla finita per amore; il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani ha infatti sottolineato che il ragazzo stava vivendo un periodo difficile a causa di una delusione d'amore per una storia finita male con una sua amica di classe: è così che quello che doveva essere uno dei più brutti suicidi a sfondo omofobo si trasforma in tutt'altro, non senza scatenare in qualcuno - anche in noi - un certo sgomento e perplessità. Il procuratore, comunque, ha fatto le sue indagini e non c'è motivo di analizzarle con malafede o pregiudizio.

Anche perché la madre a Vanity Fair ha confessato pure che suo figlio non aveva mai comprato pantaloni rosa:

"Andrea non ha mai avuto un pantalone rosa, e in quei giorni io non capivo. Poi ho scoperto che si trattava di un jeans che avevo scolorito in lavatrice: quando mi sono accorta che glielo avevo rovinato, ho temuto che ad Andrea dispiacesse. Invece lui li ha indossati volentieri. Solo il giorno del suo funerale ho scoperto l’esistenza della pagina Facebook che lo derideva per quei pantaloni rosa".

La più raccapricciante delle scene omofobe


pantaloni-rosa

La verità legale è questa; noi sappiamo anche, però, che Andrea si è tolto la vita e che lo ha fatto con la consapevolezza dei gruppi che erano nati sul social network di Mark Zuckerberg, gruppi che non prendevano di certo in giro il suo amore non più corrisposto ma proprio i suoi pantaloni; la più classica delle raccapriccianti scene omofobe, insomma, che tanto si vedono in Italia e che tanto l'Italia non ha combattuto in questi anni.

Via | Vanity Fair

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