Sochi, da luogo di ritrovo dei gay russi a simbolo di intolleranza

Nel corso degli anni Sochi era diventata un luogo di ritrovo della comunità gay della Russia. Ora, con le leggi di Putin, è stata assurta a simbolo di repressione.

Sebbene il suo sindaco affermi che non ci sono gay in città, Sochi è stata per lungo tempo un luogo di rifugio della comunità LGBT russa.

Il locale gay più famoso della città è ancora oggi il Mayak Cabaret, club che, esternamente, non ha alcuna insegna che lo faccia riconoscere come luogo di ritrovo per la comunità omosessuale. A partire dalle 22 di ogni sera il Mayak Cabaret si anima, per quanto possibile. Ma la maggior parte degli avventori, però, non è composta da coppie dello stesso sesso, bensì da quelle eterosessuali. A testimoniarlo è il fotografo AP David Goldman che ha immortalato i clienti e gli artisti che si esibiscono nel locale proprio in questi giorni dei Giochi olimpici invernali.

I clienti, dicevamo, sono persone che si trovano a Sochi per le Olimpiadi e preferiscono frequentare locali come il Mayak Cabaret invece dei bar turistici (e tutti uguali) dei resort. Di persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali nemmeno l’ombra, come nota Roman Kochagov, co-proprietario del locale, che fa sapere che ormai tutti i gay hanno lasciato la città e che anche lui ha pensato di andare via.

Mayak cabaret

Sochi come meta turistica e di “trasgressione” nasce durante il periodo sovietico, quando il governo promuoveva le vacanze separate tra mogli e mariti con i figli in colonia. Sochi divenne, così, luogo di incontri extraconiugali e un posto in cui le relazioni omosessuali venivano tollerate (anche se, fino al 1993, l’omosessualità era considerata un reato). Si sparse, così, la voce che le spiagge della città sul Mar Nero fossero il luogo ideale per i gay per trovare un partner.

Via | Il Post

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