Lucignolo 2.0, omofobia e bullismo nella storia di Luca

Nella puntata del 9 febbraio 2014 del magazine di Italia 1 è stata raccontala la storia di Luca

Nella puntata in onda ieri di Lucignolo 2.0, è stata raccontata la storia di un ragazzo di 16 anni vittima di discriminazioni e bullismo. Ha scritto una mail alla redazione per spiegare il suo disagio:

Ciao Lucignolo, spero di poter riuscire a spiegare la mia brutta situazione. Mi chiamo Luca e spero di poter essere un giorno una persona felice. Da quando andavo alle elementari sono sempre stato preso in giro per la mia sessualità. Giocavo con le bambole, anche se non sono effeminato. Quando esco di casa, comincia l’incubo. Anche sui social.  Stavo subendo delle offese da diverse persone. Tutto iniziò quando avevo postato delle foto un po’ più posate. Ce n’erano alcune in cui avevo delle bretelle. Nei commenti c’erano anche minacce di morte e foto in cui mi paragonavano a vari animali. Cominci a non fidarti più di nessuno, nemmeno degli amici. 

Il ragazzo, che vive in Sardegna, è stato raggiunto dalle telecamere di Lucignolo e ha spiegato il suo malessere, confermato anche dalla famiglia e da un'amca

Vedendo degli insulti ho cercato di difenderlo e mi hanno risposto che era normale offenderlo perché è quello che facevano tutti. Lui mi ha detto che non voleva più venire a scuola perché la gente lo prendeva in giro e gli attribuiva nomignoli poco carini. Mi fa star male vederlo così perché è una persona che stimo e ammiro. 

Luca però non si arrende e vuole lanciare un messaggio ai giovani come lui che vivono una situazione simile

Gli insulti più terribili sono stati quelli in cui mi auguravano il cancro, la morte. Consigli a chi si dovesse ritrovare nella mia situazione di parlare con gli amici e la famiglia, aiuta molto. 

Il padre, commosso, ricorda il momento peggiore che il figlio aveva vissuto:

Il ragazzo accusava queste offese che stavano di giorno in giorno peggiorando. Una sera il ragazzo mentre sedeva con noi a cena si è lanciato in un raptus di rabbia e follia, era esasperato, diceva di essere stufo della sua vita e dell’oppressione da parte dei compagni. L’indomani siamo andati dai carabinieri perché aveva subito anche delle minacce. Poi la situazione si calmò e mio figlio ci disse di lasciar perdere perché la denuncia poteva essere controproducente. 

Il messaggio, però, alla fine, è uno solo. Il più importante:

Uno nella mia situazione si sente una nullità, crede di non valere più niente e arriva a pensare di togliersi la vita. Ma tutti abbiamo delle qualità, ognuno di noi. Non bisogna fermarsi al lato buio della vita ma continuare ad andare avanti.

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