Secondo Jury Chechi i diritti dei gay non sono un problema dello sport

Dichiarazioni alquanto surreali quelle di Jury Chechi rilasciate al giornale Europa Quotidiano.

Ben venga l’attenzione ai diritti umani ma ci dev’essere un limite: qui si parla di sport e di Olimpiadi. Il resto non deve influenzare il mondo sportivo.

Afferma così Jury Chechi, oro di Atlanta 1996, in un’intervista a Europa Quotidiano, in cui, tra l’altro critica Obama perché “mandare ai Giochi delle atlete lesbiche solo perché sono lesbiche e non perché se lo meritano è un errore”. Il fatto che Billie Jean King sia poi una delle più grandi tenniste di tutti i tempi, non dev’essere passato per la testa di Jury Chechi. (A proposito di Billie Jean King: purtroppo non ha potuto essere presente a Sochi perché le condizioni di salute di sua madre glielo hanno impedito e proprio ieri, giorno della cerimonia inaugurale, la madre è morta).

L’omofobia per Jury Chechi è un problema che riguarda la politica, non il mondo dello sport:

Dev’essere la politica che risolve il problema dei diritti degli omosessuali. Le Olimpiadi sono una vetrina importante ma non vorrei che la si caricasse di oneri che non sono suoi. Sui diritti dei gay vorrei che la politica italiana facesse di più, non il movimento olimpico.

Che la politica deve fare di più, è senza dubbio vero, ma che lo sport non abbia le proprie responsabilità è alquanto superficiale affermarlo. Certo, lui non approva certi atteggiamenti di Putin e non gli creerebbe nessun problema se due atleti festeggiassero una vittoria alle Olimpiadi “anche se c’è il decoro e la decenza sono importanti”, perché si sa, noi gay siamo capaci di festeggiare solo in maniera indecente e ogni occasione è buona per tirare fuori le paillettes che portiamo nella borsetta che abbiamo sempre con noi..

Per Chechi, infine, l’omofobia c’è nello sport, ma non è un problema dello sport in quanto tale, bensì della società:

Sempre più atleti stanno facendo coming out, dal rugby al calcio al pugilato, sport tipicamente maschili e virili. Non è solo un problema di sport, ma della società. Purtroppo c’è ancora un atteggiamento discriminante per chi fa coming out, attori che lavorano molto meno dopo che l’hanno fatto. Immagino che il problema ci sia anche nello sport, ma non è un problema dello sport in quanto tale.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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