Omofobia shock, undicenne tenta il suicidio: guardava My Little Pony e lo chiamavano gay

Orribile episodio di cronaca nera in North Carolina: un undicenne cerca di togliersi la vita perché perseguitato dai suoi compagni

Un Paese che non è in grado di combattere con tutte le proprie forze l'omofobia non è un Paese sano e non ha un governo responsabile; sarebbe ora, quindi, che le famiglie si accorgessero del pericolo che i propri figli corrono dinanzi a tutto questo odio e questa ignoranza nei confronti di presunte o vere diversità: casi come questo potrebbero riguardare chiunque, perché chiunque potrebbe scoprirsi omosessuale oppure essere insultato anche alla più tenera età dai compagni di classe. Se lo stato non interviene, insomma, sono la madre e il padre a dover cambiare l'impostazione dell'educazione e insegnare che "gay" vuol dire "diverso", ma che "diverso" non implica niente di negativo.

Se così fosse stato, questo piccoletto di undici anni non avrebbe minimamente pensato di impiccarsi in North Carolina perché nessuno dei suoi compagni lo avrebbe insultato e maltrattato:

"Mamma - questo, uno degli ultimi sfoghi del piccolo - sono stanco che le persone siano cattive con me. Sono stanco di persone che mi chiamano gay, che mi dicono che sono brutto e stupido".

Si chiama Michael e ama vedere My Little Pony: Friendship is Magic, programma che per i coetanei vedono solo le ragazze: ecco perché hanno iniziato a offendere il loro amichetto con le peggiori battute omofobe. Questo ha spinto Michael a tentare di impiccarsi in una stanza lo scorso 23 gennaio, per fortuna senza che vi siano state tragiche conseguenze: i genitori si sono accorti in tempo di quanto accaduto e sono riusciti a portarlo in ospedale in uno stato di semi-incoscienza.

I medici temono che possa riportare danni cerebrali permanenti, purtroppo: com'è possibile che questi ragazzini, invece di giocare e divertirsi, a undici anni pensano a offendersi, senza neanche sapere - se si scava fino in fondo - cosa si nasconda dietro alla parola "gay"? Dov'è la famiglia di cui abbiamo parlato all'inizio e, soprattutto, dov'è la scuola? Molto spesso - ne siamo convinti - lo stato è l'ultima delle istituzioni che dovrebbe intervenire.

Via | Gayburg

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