Sochi 2014: primi arresti di attivisti gay e primi gesti contro l’omofobia da parte degli atleti

Le Olimpiadi di Sochi sono iniziate come previsto, purtroppo: diversi attivisti fermati per violare la legge contro la “propaganda gay”.

Sono iniziati ieri i Giochi Olimpici invernali a Sochi e l’inizio è stato come, purtroppo, ci si aspettava: l’omofobia l’ha fatta da padrone e sono stati arrestati vari attivisti a Mosca e a San Pietroburgo.

A Mosca dieci attivisti sono stati fermati in piena Piazza Rossa perché stavano sventolando la bandiera russa mentre intonavano l’inno russo. Si è trattato di una ripetizione, in piccolo, dell’esperienza avutasi nello stadio di Stoccolma, dove centinaia di persone si sono riunite per cantare l’inno russo sotto la bandiera arcobaleno. Tra gli attivisti fermati c’erano due cittadini svedesi, che poi sono stati i primi a essere liberati. Gli attivisti russi, invece, sono stati trattenuti per diverse ore e, a quanto sembra, hanno ricevuto anche maltrattata menti da parte della polizia. Sventolare una bandiera arcobaleno, infatti, è un “grave crimine” nella Russia delle Olimpiadi.

A San Pietroburgo sono stati quattro gli attivisti a essere fermati perché esponevano uno striscione su cui era scritto: “La discriminazione è incompatibile con il movimento olimpico. Principio 6 della Carta Olimpica”. Tra le persone fermate c’erano anche le attiviste Anastasia Smirnova (dell’organizzazione Russian LGBT Network), Alexandra Semenova (di Coming Out, organizzazione LGBT locale) e una donna incinta. Al momento dell’arresto la protesta non era nemmeno iniziata: il gruppo stava preparando lo striscione e stavano scattando delle foto, prima di recarsi in un altro punto della città quando a sorpresa sono comparsi diverse auto della polizia.

Stando a quanto comunica il sito di Coming Out gli attivisti di San Pietroburgo sono rimasti in stato di fermo per tre ora e poi liberati con l’accusa di manifestazione illegale. Rischiano una molta tra 425 e 649 euro, una cifra enorme per un cittadino russo (si consideri che uno stipendio medio mensile di un docente universitario si aggira sui 400 euro).

Giunge intanto anche la notizia del primo gesto contro la legge sulla “propaganda gay”. Sulla pista di snowboard, Cheryl Maas, atleta olandese lesbica dichiarata, ha mostrato alla telecamere un guanto con arcobaleno e unicorno, che sono, come è noto, due simboli del movimento LGBT.

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