No Martini. No dialogo

Gerusalemme. Durante una recente omelia, il cardinal Carlo Maria Martini ha evidenziato le recenti difficoltà della chiesa italiana. Secondo infatti l’arcivescovo emerito di Milano le autorità ecclesiastiche del nostro paese dovrebbero dire “cose che la gente capisce, non tanto come un comandamento ricevuto dall’alto, al quale bisogna obbedire perché si è comandati”.

Intervistato poi dall’inviata di Repubblica, parlando della famiglia, ha dichiarato: “Promuovere la famiglia significa sottolineare che si tratta di un'istituzione che ha una forza intrinseca, che non è data dall'esterno, o da chissà dove. La famiglia ha una sua forza e bisogna che questa forza sia messa in rilievo, che quindi appaia la bellezza, la nobiltà, l'utilità, la ricchezza, la pienezza di soddisfazioni di una vera vita di famiglia. Bisognerà che la gente la desideri, la gusti, la ami e faccia sacrifici per essa”.

Una concezione molto lontana dall’attuale pontefice (secondo il quale per vivere bene un handicap un disabile dovrebbe solo vivere positivamente la propria diversità) che a certi incontri pubblici viene accompagnato dalle sue damigelle preferite: il cardinal Ruini e il Ministro della Giustizia Clemente Mastella.

Un’idea del presente, molto lontana dal conclave che non l’ha designato come successore di Giovanni Paolo II.

Un personaggio, paradossalmente, più moderno a Gerusalemme (dove si è ritirato) che in Italia dove un Vescovo, Giuseppi Zenti, dalle pagine di un settimanale diocesano ha invitato i fratelli gay a rispettare il pontefice.

Secondo l’ecclesiastico “quando si ricorre al vilipendio e alla parodia nei confronti di un bersaglio mirato, per di più indifeso come papa Benedetto, vuol dire che si e' incapaci di rapportarsi civilmente”.

Fonte: repubblica.it ansa

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