Fiori a Roma per Daniele Fulli, la Magliana si abbraccia

Massiccia partecipazione all'iniziativa per ricordare Daniele Fulli, ritrovato ucciso il 4 gennaio scorso al quartiere Magliana. Presenti Imma Battaglia, Aurelio Mancuso e Vladimir Luxuria

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"Chi è che non conosceva Daniele, qui?"

Il piccolo corteo organizzato da alcune associazioni per i diritti omosessuali, lanciato nei giorni scorsi dal consigliere comunale di Roma Imma Battaglia, per salutare Daniele Fulli, il ragazzo di 28 anni trovato ucciso sul gretto del Tevere lo scorso 4 gennaio, ha visto la commossa partecipazione di oltre 300 persone, amici, conoscenti, semplici residenti del quartiere Magliana.

Uomini e donne della Magliana che hanno ricordato Daniele, che qui era conosciuto ed amato da tutti perchè era un ragazzo "de quartiere", una medaglia al valore che a Roma è anche lo specchio della propria anima: il corteo è sfilato silenziosamente da via della Pescaia fin sull'argine dove un pescatore, la mattina del 4 gennaio, ha ritrovato il suo corpo offeso nella vita, nella dignità.

Un corteo che, nonostante il presunto assassino abbia già nome, cognome e numero di detenzione, ha ricordato "due vittime", Daniele e Andrea, uno morto ammazzato dal disagio interiore provato dall'altro: le lacrime e i fiori, quelli si, erano però tutti per uno dei "bravi figli della Magliana": Daniele.

"La grande generosità di Daniele nelle sue relazioni, sia all'interno del "mondo gay", sia della parrocchia, sia nel quartiere come si vede dalle persone che sono qui, deve essere un messaggio che va messo in positivo: questa persona non era emarginata ma ha incontrato, forse, un'altra emarginazione di una persona che non era risolta con se stessa."

ha spiegato a Queerblog Aurelio Mancuso, presente anche lui al corteo. A passo lento, in un silenzio retto dalla commozione generale, il serpente umano si è poi snodato lungo via della Pescaia, risalendo sulla ciclabile che costeggia il fiume Tevere, fino al luogo in cui è stato ritrovato il corpo senza vita di Daniele Fulli. Lì, al centro di un capannello di persone, le lacrime e i fiori hanno dato sfogo al dolore di tutti, esorcizzato dalle poche parole di Imma Battaglia, Vladimir Luxuria, del Presidente del Municipio XI Maurizio Veloccia.

"Quello che per noi è importante è vedere la Magliana, la gente che lo conosceva, qui: morire così, a 28 anni, vuol dire diventare degli angeli. [...] Dobbiamo affrontare questo momento difficile affinchè non accada mai più, perchè i giovani hanno il diritto di vivere e noi adulti abbiamo il dovere di costruire una società che li aiuti a crescere. [...] Abbiamo il dovere istituzionale di impegnarci affinchè i quartieri possano essere vissuti da tutti, affinchè queste zone siano luoghi in cui si può venire con i bambini, perchè siano zone di vita e non di morte. [...]"

ha detto il consigliere comunale Imma Battaglia, tra la commozione di tutti. Le lacrime dei volontari e dei compagni dell'Anpas, presso la quale Daniele prestava volontariato, sono poi l'atto finale di un grande dolore che, si vede sulle guance rigate degli amici, sarà difficile lenire.

"Questa non è una manifestazione gay ma una grande manifestazione di quartiere."

ha invece ricordato l'ex deputata Vladimir Luxuria; un tema questo che è stato ripreso anche dal Presidente del Municipio XI Maurizio Veloccia, che ha annunciato la realizzazione di un parco pubblico intitolato a Daniele Fulli poco distante il luogo in cui è stato ritrovato il corpo del giovane 28enne. Veloccia ha ricordato in particolare quanto è stato ripetuto più volte, durante il corteo, un po' da tutti i residenti accorsi a salutare Daniele: questa drammatica vicenda, in realtà, ha due vittime, Daniele e Andrea, il carnefice plasmato dal disagio interiore che la tossicodipendenza e i segreti inconfessabili hanno drammaticamente armato.

Perchè le vittime di questo dramma, è vero, sono Daniele e Andrea, come vittima è il quartiere della Magliana, che ha partecipato proprio perchè sente nella carne viva l'urlo di un disagio che diviene dramma, nella difficile vita di borgata dell'Italia in tempi di crisi economica.

Le lanterne lanciate nel terso cielo della Magliana sono le ultime fiamme della vita di Daniele, che così lascia definitivamente questo quartiere difficile, ma non le persone che lo abitano.

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Daniele e Andrea, il disagio corre anche sui media


Morte Daniele Fulli, corteo alla Magliana

Abbiamo interpellato Aurelio Mancuso ed Imma Battaglia in merito al modo con cui i media hanno raccontato la drammatica vicenda di Daniele, prima e dopo la scoperta del nome dell'assassino: i titoli sull'omofobia strillati, la parola "gay" utilizzata a sproposito un po' ovunque (mai letto "Ucciso 28enne eterosessuale"), il tentativo (poco importa se voluto o meno) di ricondurre il tutto ad una "vita di eccessi" o comunque ad un mondo lontano dal lettore, la famosa opinione pubblica.

La storia che la cronaca giudiziaria di questi giorni consegna ai fatti (quelli veri) è leggermente diversa, ben più complessa e drammatica, da quei "giochi erotici", "rapporti omosessuali", "parrucchieri gay" che si è tentato di ricostruire: è la storia del disagio di chi combatte un conflitto culturale immenso dentro di se, la storia di un calore umano incredibilmente intenso, spezzato all'apice del suo ardere. E' la storia di due vite, quella di Daniele ed Andrea, diverse nella loro similarità: il primo loquace, amato da tutti, "un caca-bucie" dice qualcuno con un sorriso d'affetto e gli occhi lucidi, il secondo preda di una lotta contro demoni difficili da sconfiggere, nella già complicata vita alla Magliana.

"Ho scritto un duro articolo su questo: i giornalisti italiani devono andare un po' a scuola di formazione. Non si piò vedere certi titoli: "Arrestato l'assassino del gay". Questo crea tutta una serie di ulteriori discriminazioni. Insistere che lui era un parrucchiere, che rimanda ad uno stereotipo, o scrivere che la cosa "è maturata negli ambienti omosessuali": ma quali ambienti omosessuali? Siamo tornati indietro moltissimo su questo: i media, in passato, ci hanno aiutato tantissimo negli anni '80 e '90 mentre adesso mi sembra che ci sia una sorta di regressione. [...] Secondo me le redazioni si devono interrogare molto perchè alcuni linguaggi alimentano la discriminazione."

ci ha spiegato Aurelio Mancuso a margine dell'iniziativa per ricordare Daniele Fulli. Una linea, questa, sulla quale si colloca anche il consigliere comunale di Sel Imma Battaglia, che ci ha detto:

"Penso che l'aspetto di gossip, quel prurito per cui tutto viene ridotto ai pantaloni calati, alla vita di una persona in questo caso omosessuale, vada risolto: il modo di raccontare la cronaca nera quando la vittima è, ad esempio, una donna e quando è un omosessuale è molto differente e questo deve far riflettere. Nel primo caso c'è sempre, e subito, una vittima mentre nel secondo il primo interesse è ad aspetti che sono costume, gossip, cercando sempre il "lato sessuale" della cosa. [...] La stampa secondo me ha il dovere di tornare ad essere informazione acritica, asettica, non politicizzata. [...] Basta guardare queste persone, che magari non hanno un livello culturale altissimo ma che non guardavano quegli aspetti di Daniele, e infatti lo ricordano per la sua umanità, la sua personalità, con amore. La stampa deve raccontare il disagio, il tema della tossicodipendenza: Daniele non è la prima vittima della tossicodipendenza, del disagio giovanile, del degrado. [...] Tutte le volte si usa l'omosessualità come alibi per giustificare l'incapacità della politica di rispondere a delle emergenze sociali, di lavoro, culturali. [...] Voi (giornalisti, ndr) dovete riportare la stampa a fare informazione: le persone oggi sono convinte di cose che non sono vere."

Foto | Andrea Spinelli Barrile";}}

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