Perché difendo il progetto di outing per i politici anti-gay

Vi ricordate questo vecchio video di George Michael? Fu la sua - geniale e graffiante - risposta all'outing che aveva subito in un bagno pubblico, ad opera di un agente di polizia: uno dei più clamorosi e scandalosi outing che si ricordino nel mondo dello spettacolo.

Adesso in Italia stiamo discutendo di outing per i politici e i personaggi pubblici che combattono contro i diritti per le persone omosessuali e pubblicamente condannano l'omosessualità e si schierano contro ogni forma di riconoscimento per gay e lesbiche e per le loro famiglie.

A quanto pare - e a quanto leggo sui quotidiani italiani e su Facebook - il movimento lgbt italiano e gli stessi gay e lesbiche di questo paese si stanno dividendo tra chi è favorevole e chi è contrario, anche fieramente, all'iniziativa. Personalmente sostengo l'outing pubblico - in determinati casi - e vi spiego perché.
Innanzitutto finalmente sarà chiaro anche al grande pubblico - e soprattutto ad molti colleghi giornalisti - la differenza fra coming out e outing, dopo decenni di confusione e fraintendimenti (anche voluti). Fare chiarezza nel linguaggio è già un bel risultato, ma da solo ovviamente non basterebbe a giustificare un'iniziativa così dirompente.

A mio avviso la buona ragione per fare outing ad alcuni personaggi pubblici - in particolare i politici che avversano il progresso dei diritti per le persone lgbt, ma dico io anche vescovi, imam, rabbini ultra-tradizionalisti e predicatori di varia estrazione - è un altra: chi contrasta pubblicamente i diritti gay lo fa sempre sulla base di principi morali e valori "non negoziabili", presentandosi come alfiere e paladino della morale.

Il fatto che personaggi di tale risma poi, nel segreto dei loro palazzi o al riparo dei cespugli avvolti dalle tenebre, pratichino in prima persona l'omosessualità - quella stessa omosessualità contro cui tuonano in pubblico - è un fatto di interesse pubblico, perché rivela la loro tempra morale.

In altre parole: se tu, politico, introduci la categoria della morale per motivare scelte - l'esclusione delle coppie non sposate dalla procreazione - o non scelte, come la mancata approvazione di una legge contro l'omofobia, allora il movimento gay ha il diritto - direi quasi il dovere - di usare quella stessa morale in modo moralista, contro chi per primo l'ha brandita contro di noi: contro la nostra dignità, la nostra uguaglianza, i nostri affetti, i nostri amori.

Se avessi prove solide sull'omosessualità di un noto nemico dei diritti lgbt non avrei remore a renderla pubblica e lo farei in nome del diritto di cronaca. Se - per assurdo - avessimo saputo che Bush, mentre faceva la guerra al terrorismo islamico, in privato vendeva armi ai terroristi o anche solo praticava la religione islamica, forse non lo avremmo detto?

E se sapessimo che un moralista come Beppe Grillo in realtà ha fatto ricorso al condono tombale non lo diremmo? O se sapessimo che un leader della sinistra, mentre si fa paladino dei poveri e degli ultimi, va in giro in barca a vela e si fa realizzare scarpe su misura, non lo diremmo? Anzi, mi pare che l'abbiamo già detto e che nessuno abbia invocato il diritto alla privacy.

Chi usa categorie morali poi si deve sottoporre al giudizio morale, specie se negli atti privati contraddice le dichiarazioni pubbliche. Non si parla sempre di "predicar bene e razzolar male"? Per questo l'outing - quando ha per bersagli i nemici dei diritti - è benvenuto. Voi che ne dite?

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