Degenerazione della toilette: ovvero renderlo un luogo oltre i generi sessuali

A volte è proprio il servizio igienico a diventare area di discordia nell'ambito dell'orientamento sessuale

In Italia lo ha segnalato in un divertente articolo il giornalista Gianluca Nicoletti dalle pagine del quotidiano La stampa. I servizi igienici, in materia di parità sessuale, si sono, in alcune occasioni, dimostrati troppo netti nelle loro divisione. Fra i casi in cui la toilette si è rivelata luogo di discordia su tematiche di orientamento sessuale, celebre l'episodio che vide contrapposte Elisabetta Gardini e Vladimir Luxuria, in cui la prima si dichiarò scioccata di aver incontrata la deputata transgender nello stesso bagno che frequentava.

Per mischiare gli stereotipi e dichiarare il bagno, la ritirata, il gabinetto, un'area di libertà personale, gli studenti del campus della Wesleyan University, non a caso ateneo delle arti liberali di Middletown nel Connecticut, si sono intanto, occupati di degenerare, scrive Nicoletti, ovvero togliere riferimenti di genere, alle porte delle toilette della loro struttura. Il classico logo indicatore e divisore, Uomo/Donna, può essere sostituito con un apposito cartello che in pochi tratti condensa: questo bagno può essere usato da chiunque, al suo interno non vige una legge di separazione netta, non si suggeriscono distinzioni di genere, né di altra natura (la foto mostra un'etichetta per il bagno con la scritta in braille) o modi di comportarsi.

L'idea, denominata the Bathroom Renaming, ovvero rinomina il tuo bagno, è diventata un’operazione di diffusione virale, tanto che è stato predisposto anche un kit che si può scaricare per realizzare il cartello più adatto alla propria toelette. Anzi, a un toelette possibilmente pubblica, se no, che gioco è? La libertà di essere comincia anche da qui.

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