Diritto di licenziamento per i gay

Poi dice: l'articolo 18 non serve a niente, basta lavorare bene e nessuno ti manda via.
Bisognerebbe raccontarlo a Marco Carbonaro, 43 anni, e al suo compagno Aldo Pinciroli, licenziati in tronco dal bar della Galleria Alberto Sordi, a Roma. Perché "non sono in linea con il locale".

Marco era stato assunto con un contratto a progetto come direttore dei bar; in seguito aveva portato un curriculum di Aldo, barista, che era stato selezionato, aveva superato un colloquio ed era stato assunto; non da Marco, ma dal general manager.

Quando, però, lo stesso manager ha scoperto la loro relazione, ecco il licenziamento in tronco. "Ti paghiamo fino ad agosto, mi hanno detto - racconta Marco - ma da domani non farti più vedere. Lo stesso, ovviamente, per Aldo". (che era stato assunto a tempo determinato, per tre mesi).
Senza spiegazioni, senza mai un richiamo, senza sanzioni formali. Da un giorno all'altro, via.

Marco, però, non è rimasto in silenzio - come forse sperava il suo superiore - e ha denunciato tutto alla Gay Help Line di Arcigay Roma, una linea telefonica di aiuto finanziata anche dal Comune e dalla Provincia della capitale. Ed è pronto a ricorrere alle vie legali.

L'Arcigay spera che la proprietà della struttura, che fa capo al gruppo immobiliare Lamaro, possa rimediare e reintegrare i due al loro posto, punendo il dirigente razzista. Altrimenti sono pronti a boicottare il locale, dove fino a ieri faceva colazione anche Franco Grillini.

Per un caso denunciato, comunque, decine di altri finiscono in silenzio, perché le vittime non sono "dichiarate" e hanno paura di essere scoperte dalla famiglia, dagli amici e di complicare la propria situazione. Così perdono il lavoro e non fanno nulla per difendersi. Nell'Italia del 2006.

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