Emma Bonino contro la legge antigay dell’Uganda

Dopo mesi di silenzio sui diritti delle persone LGBT, Emma Bonino ha affidato a una nota le sue esternazioni contro la legge omofoba approvata in Uganda.

Emma Bonino contro la legge antigay dell’Uganda

Alla fine Emma Bonino, la nostra ministra degli esteri, ha detto qualcosa contro l’omofobia e, in particolare, contro la legge ugandese che punisce l’omosessualità con il carcere a vita. In una nota, la ministra Bonino, infatti, ha dichiarato:

L’approvazione della legge anti-omosessualità da parte del Parlamento ugandese, con la previsione di pene pesantissime che arrivano a includere l’ergastolo, è un fatto gravissimo.

Le motivazioni che sono alla base della legge – e cioè lotta alla pedofilia e alla pedopornografia – sono del tutto errate, visto che omosessualità e pedofilia non hanno nulla da condividere (battaglia questa da portare avanti anche qui in Italia, visto come si esprimono diversi esponenti del mondo culturale ed ecclesiastico): anche Bonino stigmatizza questo aspetto nella sua nota:

La lotta alla pedofilia e alla pedo-pornografia è in questo caso solo un alibi per approvare leggi omofobiche, punitive e contrarie alle numerose convenzioni internazionali che vietano la criminalizzazione in base all’orientamento sessuale, di cui l’Uganda e’ parte firmataria. Mi riferisco ad esempio alla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici del 1966 e alla Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli del 1981.

Alla fine Emma Bonino auspica che il presidente dell’Uganda, Yoweri Museveni, non promulghi la legge:

Mi auguro che il presidente Museveni non promulghi una legge così particolarmente odiosa e oscurantista, che costituisce un gravissimo attacco a principi cardine di ogni società civile quali quello di tolleranza e di non discriminazione.

Parole condivisibili, senza dubbio. Ci sarebbe piaciuto sentirle anche nei confronti di Putin e delle leggi omofobe che vigono in Russia: ma in quel caso Emma Bonino ebbe a dire che non era il caso di inserire in agenda la questione gay in Russia perché avrebbe potuto irritare Putin, come anche tacque nel caso del Kuwait che sta studiando un modo per evitare che le persone omosessuali entrino nel paese.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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