Angelina Weld Grimké, il razzismo e l'amore omosessuale

Considerata una delle grandi penne della Harlem Renaissance, Angelina Weld Grimké scrisse poesie dove traspose, con discrezione, il suo amore per le altre donne.

Angelina Weld Grimkè

Nonostante un'infanzia privilegiata con il padre avvocato (la seconda persona di colore a laurearsi in legge ad Harvard) e la madre di pelle bianca, membro di una famiglia della buona borghesia, Angelina Weld Grimké (1880-1958) si trovò a combattere ancora bambina con il razzismo. L'odio. Il pregiudizio. La madre stessa dopo alcuni anni di matrimonio lasciò il marito, affidandogli anche la custodia della piccola Angelina.

Da quel momento in avanti, la Grimké non ebbe praticamente più rapporti con la donna che morì suicida alcuni anni dopo. Considerata una delle grandi penne dalla celebre Harlem Renaissance, Angelina Weld Grimké ha il merito non solo di avere scritto uno dei primi drammi teatrali sull'odio razziale e gli spaventosi atti di violenza che esso comporta, ma anche poesie che rivelano una sessualità diversa, ma ricca di impeti, di un desiderio soffuso eppure bruciante che la portava, onda che tutto sosteneva e tutto travolgeva, verso altre donne. Anche le straordinarie pagine dei suoi diari ne sono commovente testimonianza.

Del resto una sua lettera scritta ad un'amica quando aveva solo sedici anni dice tutto in pochissime parole. Parole di grande semplicità scritte d'impeto su un foglio bianco a Mamie Burrile:

So che sei troppo giovane per diventare mia moglie, ma spero che un giorno verrai da me, sarai la mia amante e la mia sposa. Oh come il mio polso accelera di gioia e follia ed il mio cervello turbina ogni qualvolta penso a queste due parole: mia moglie.

  • shares
  • Mail