Movimento gay: Arcigay e Fabrizio Marrazzo ai ferri corti in tribunale

Volano gli stracci tra Arcigay Nazionale e il comitato romano, in particolare l'ex presidente Fabrizio Marrazzo che a febbraio fu espulso dall'associazione, ma non si è arreso e ha fatto ricorso al tribunale. Nel frattempo ha messo a frutto la sua rete di contatti per inaugurare il Gay Center a Roma.

Ormai si è finiti alle carte bollate e tra comunicati stampa di rivendicazione e repliche puntute, lo spettacolo non è per nulla edificante. Il circolo romano fa sapere appunto che la magistratura ha reintegrato "a pieno" Marrazzo in Arcigay e che anzi sono possibili ulteriori sviluppi penali

Il Tribunale di Bologna ha deliberato il reintegro di Fabrizio Marrazzo nelle sue piene qualifiche di socio Arcigay dichiarando la insussistenza di motivi validi per la sua espulsione. Una pagina vergognosa per la nostra associazione si è così chiusa. Rimangono però le ferite, le divisioni interne ed esterne e la perdità di credibilità del movimento lgbt che dovrebbe avere in Arcigay la rappresentanza più autorevole. Un cumulo di menzogne è crollato, un castello accusatorio e diffamatorio basato sul nulla e costruito ad arte si è sciolto come neve ad agosto. Vi ricordiamo, inoltre, che attualmente due persone sono iscritte nel registro degli indagati della procura di Roma per furto di documenti e false dichiarazioni proprio in relazione alla vicenda espulsione.

Reagisce l'Arcigay Nazionale che puntualizza i vari aspetti della decisione del Tribunale e respinge "i toni e le accuse" contenuti nel comunicato del circolo romano:

il sig. Fabrizio Marrazzo è stato escluso da socio per motivi ritenuti gravi. E’ dunque falsa e tendenziosa la notizia che tende ad attribuire tale scelta ad una volontà personale di alcuni, essendo stata assunta democraticamente dal massimo organo deliberativo di Arcigay, ovvero il Consiglio nazionale.

E’ falsa pure una certa interpretazione risolutiva del decreto di reintegro (che non è dunque una sentenza) , poiché non ha per nulla natura definitiva rispetto agli effetti del provvedimento di revoca della qualifica di socio che sono solo sospesi in attesa di ulteriore giudizio della Magistratura.

Conclusione? Una brutta storia in cui le ambizioni personali e le lotte di potere hanno fatto premio sullo spirito di volontariato che, in teoria, dovrebbe guidare l'azione degi attivisti lgbt

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