La Corte Suprema indiana condanna i rapporti gay con multe e carcere

Tolleranza zero verso i rapporti omosessuali: ecco cosa è stato confermato

Nozze-gay

La Sezione 377 è una legge che risale a ben 153 anni fa e indicava nei rapporti tra persone omosessuali la base di una condanna che poteva comprendere una multa o la carcerazione fino a dieci anni. Ebbene, oggi, nel 2013, questa stessa legge è stata nuovamente confermata dalla Corte Suprema indiana. E pensare che, fino a poco tempo fa, era stata giustamente annullata perché giudicata discriminatoria nei confronti del mondo Lgbt.

Nel 2009, l'Alta corte di Delhi aveva considerato omofobe e assurde queste punizioni. Una scelta sensata che però non è stata tollerata e vista di buon occhio da alcuni gruppi religiosi musulmani che volevano che la sezione 337 tornasse ad essere realtà. E così è stato.

Ovviamente, il ripristino ha provocato dissenso e critica da parte delle associazioni Lgbt che hanno ritenuto «deludente» e «un passo indietro di molti anni» questa scelta. Felici, invece, coloro che hanno spinto verso il ritorno di queste pene:

la Corte Suprema ha confermato le tradizioni centenarie dell’India, la Corte non sta reprimendo i diritti dei cittadini ma ha compreso il credo e i valori della grande maggioranza del paese

Proprio negli ultimi tempi sembrava che in India vi fosse la possibilità di un passo avanti rispetto alla feroce omofobia che vige. La speranza, da parte delle poche organizzazioni Lgbt, era proprio quella di togliere il valore di crimine e depenalizzare i rapporti gay. Invece, questa nuova legge rientrava in vigore, ha annullato, per il momento, ogni genere di attuale speranza. E ha nuovamente portato a vedere l'omosessualità come un peccato.

Da punire con multa o carcere.

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