Paolo Poli, le nozze gay, il mondo omosessuale di oggi

Paolo Poli, le nozze gay, il mondo omosessuale di oggi

Paolo Poli, si sa, è un mostro sacro che non ha mai nascosto la propria omosessualità. Anzi, giocando sull'ambiguità ha ottenuto un successo enorme. Ha da poco compiuto ottantadue anni e continua a calcare i teatri con quella giovinezza dello spirito che nulla ha a che vedere con l'età anagrafica.

Spesso rilascia interviste in cui parla del suo orientamento sessuale e dice la sua sul mondo gay di oggi. In occasione dell'approvazione dei matrimoni gay a New York, Aldo Cazzullo lo ha intervistato per il Corriere. E, a proposito dei matrimoni, Paolo Poli ribadisce la sua contrarietà (non solo per i matrimoni gay, ma anche per quelli etero):

Io sono dell'epoca di Pasolini. Siamo saliti sul patibolo da soli, come Giovanna d'Arco. Uomini singolari: non volevamo la forza del numero. Il matrimonio tra gay non mi interessa, come non mi interessa quello tra uomo e donna: la vera moglie è la donna che ami: Claretta era la vera moglie di Mussolini, Anita di Garibaldi. Io voglio seguire l'istinto e la perversione, non tornare a casa e trovare qualcuno che mi chiede cosa voglio per cena. "Caro, ti faccio la besciamella?". Fuggirei subito, con Visconti o con un tranviere.

Paolo Poli, le nozze gay, il mondo omosessuale di oggiDi sé dice che fin da subito ha capito di essere omosessuale:

Sapevo fin dall'inizio di essere gay. Entrai in una panetteria, e vidi che mi garbava il fornaio. Andai al cinema, davano King Kong, avevo cinque anni, e vidi che mi garbava pure il gorilla. Il dado era tratto.

Anche se essere omosessuale è stato sempre difficile, oggi come ieri:

Non è mai stato facile essere omosessuali, neppure nello spettacolo. Avevo già cinquant'anni e ancora gli impresari non sapevano se mandarmi un telegramma di felicitazioni, come a un uomo, o un mazzo di fiori, come a una donna. Nel dubbio, spedivano entrambi.

Nella sua lunga carriera ha conosciuto moltissime persone. Tra queste figura anche il macho Marlon Brando:

Ricordo Marlon Brando, quando venne da Zeffirelli per fare Ulisse in un'Odissea che poi non si è mai girata. Brando aveva uno sguardo macho e languido insieme; e una vocina da Donald Duck che in Italia i doppiatori trasformavano in un vocione stentoreo. Tutti sussurravano che fosse l'uomo di Christian Marquant, l'attore francese, ma nessuno osava dirlo. Di fronte ai nudi della Sistina rimase estasiato.

Paolo Poli non riesce a riconoscersi in un certo mondo gay:

In un certo mondo omosessuale non mi riconosco. Il Gay Pride mi mette una tristezza infinita; come il Carnevale di Viareggio. Non mi parli di Platinette o di Luxuria: non so chi siano. Mi spiace semmai non aver conosciuto Oscar Wilde, di cui ho in mente il bellissimo schizzo che ne fece Toulouse-Lautrec; che bello Aristide Bruant di spalle, con la sciarpa rossa, mentre va allo Chat Noir a sentire Satie... Mi pare riduttivo rivendicare i Grandi a una causa: quella di Proust non è letteratura gay; semmai lo è quella saffica di Balzac. Per la nostra generazione, il mito era Franca Valeri. È stata il mio maestro di teatro.

Infine, dice la sua su chiesa e adozioni gay:

La Chiesa fa il suo mestiere. Non può certo benedire gli omosessuali. Benedetto XVI non mi è simpatico; ma un Papa non dev'essere simpatico, dev'essere severo. Non credo neppure alle adozioni gay. Un figlio però l'avrei voluto.

Molte delle sue posizioni probabilmente non risultano simpatiche. Però gli va riconosciuto il merito di una costante coerenza. Il che non è poco.

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