Quarantadue anni fa ci furono i moti di Stonewall

Quarantadue anni fa ci furono i moti di StonewallNella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969 la polizia di New York fece irruzione nello Stonewall Inn, bar gay in Christopher Street nel Greenwich Village. Fu una delle tante irruzioni che la polizia era solita fare, anche se l'orario era decisamente inconsueto. Ma quella volta le persone presenti nel bar reagirono e non rimasero in balia delle forze dell'ordine. E fu orgoglio.

Diverse sono le versioni su cosa sia effettivamente successo quella notte, su chi abbia reagito e come si siano comportati gli altri avventori del bar. L'ipotesi più accreditata è che la transessuale Sylvia Rae Rivera abbia lanciato una bottiglia contro un agente; un'altra versione vuole che, invece, abbia lanciato un tacco a spillo (che poi è divenuto uno dei simboli della rivolta). Quello che è certo è che il 28 giugno è stato scelto dal movimento lgbt come “giornata mondiale dell'orgoglio lgbt”.

La comunità lgbt newyorchese si è ritrovata presso lo Stonewall Inn qualche giorno fa, per celebrare l'approvazione dei matrimoni gay.

L'anniversario di Stonewall deve anche farci uscire dalle ghettizzazioni di vario genere che, anche nel mondo gay, esistono. A tal proposito ricordo che in occasione di una celebrazione del Pride, Sylvia Rae Rivera si scagliò contro la memoria corta di molti membri del collettivo lgbt americano, dicendo:

“La scintilla della rivoluzione l'abbiamo iniziata noi checche, travestiti e puttane. Dove stavate voi, ch'eravate nascosti allora, e venite a raccogliere gli allori adesso, di una rivolta della quale non avete alcun merito?”.

Ricordiamocene ogni volta che ci permettiamo di porre stupide domande sul chi partecipa ai Gay Pride e su come vi partecipa, nudo, vestito o mascherato. Perché è proprio grazie a un pugno di “checche, travestiti e puttane” che noi, oggi, abbiamo qualche diritto (pochi, in Italia, è vero, ma li abbiamo).

Foto | Diana Davies

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