Flash Mob a favore dei gay a Treviso? Tutto annullato, il Comune lo vieta

A Treviso s'è scatenato il caso di presunta omofobia. Ecco quello che è successo. Una coppia di ragazzi argentini, Pablo e Salvador si sono sposati in Spagna, e ora vivono in Italia. Pablo è venuto a Treviso, insieme a suo marito, e si sono accorti di come le differenze tra il loro paese di residenza e quello spagnolo siano notevoli. Una su tutte: non sono riconosciuti come coppia sposata.

E così è nata l'idea di Salvador Perez di dare vita ad una mostra nello spazio espositivo XYZ della giovane fotografa spagnola di Fabrica Laia Abril. Inizierà il 15 luglio e terminerà il 5 agosto. In questo caso si vuole raccogliere una serie di scatti, di immagini di vita quotidiana di coppie e famiglie omosessuali della città veneta. Nulla di scandaloso, erotico o offensivo, insomma.

Ma stiamo anche parlando di Treviso, una delle città meno aperte (almeno a livello politico) alla realtà Lgbt. E non è un caso che il sindaco della città, Gian Paolo Gobbo si sia espresso più volte contro il Gay Pride. Arrivando persino a proporre multe a persone delle stesso sesso che ci vogliono baciare in pubblico. Censura totale? Esattamente. Ed è quello è accaduto anche in questo caso, soprattutto se si vuole anche affiancare un flash mob.

I giornali parlano del Flash Mob a Treviso


Proprio per sensibilizzare l'opinione pubblica nazionale e locale, era nata questa idea di un flash mob, programmata per domani 28 giugno, seguendo il modello denominato Fabrica. Si ispirava ad un fatto di cronaca realmente accaduto a Berlino quando il 7 maggio 2009 nella gelateria Dolce Freddo nel quartiere Schoeneberg di Berlino, due donne furono allontanate per aver osato baciarsi nel locale. Due giorni dopo, attraverso un invito diffuso attraverso i social network, furono chiamate circa 50 coppie a scambiarsi un bacio, proprio davanti alla gelateria. Giunsero circa 1000 persone. Ed ecco che da noi è stato chiamato "Dolce Pace".

Come potete vedere dalla pagina Facebook, l'idea era quella. Incontrarsi, pubblicamente, coppie gay ed etero gayfriendly, con un gelato in mano. Semplicemente più persone radunate per appoggiare e sensibilizzare. E la fotografa Laia Abril avrebbe voluto scattare, in quell'occasione, delle foto da aggiungere poi alla mostra in programma E lì si è scatenato il delirio omofobo. Coppie gay chiamate in piazza? Non sia mai! Sopratutto se il luogo scelto sono le scalinate del Duomo della città che, davanti, presenta ben due gelaterie. La cronaca locale si è sbizzarrita, è impazzita all'idea e così qualcuno ha iniziato a parlare di un Gay Pride sotto le finestre del vescovo.

Venerdì scorso, Fabrica aveva appoggiato l'iniziativa ma, a lunedì mattina del 27 giugno, tutto si era burocraticamente bloccato. Perché mancavano improvvisamente i permessi. La Digos ha contattato gli ideatori e, sebbene non servisse un palco, una struttura, ma si trattasse solo di un incontro pubblico tra persone, li aveva avvertiti: sarebbe potuta scattare una denuncia per occupazione del suolo pubblico. Non si sono arresi, sono andati all'Ufficio del Protocollo, dall'Assessore di competenza e dai vigili (il responsabile non c'era, o in ferie o ad un convegno...). Niente di risolto. Quindi tutto è sospeso, nel limbo del dubbio. Fino alle 15, nessuna conferma e nessuna risposta. Solo il dubbio di fare domani il flash mob e rischiare una denuncia.

Di fronte a questa situazione, venerdì è apparso anche un articolo nel quale si parla dell'annuncio di Forza Nuova che reciterebbe qualcosa come "O lo annullate voi o ci pensiamo noi". E di fronte a queste minacce scatta la necessità di protezione personale. E i tempi, misteriosamente, si sono allungati sempre più...

Fino a pochi minuti fa, quando ci è arrivata la conferma che speravamo di non sentire. Un fax ha negato l'autorizzazione per il flash mob organizzato per domani. Mancano i tempi per l'organizzazione. Di quale 'organizzazione' ancora non è chiaro visto che non servirebbe nulla. E' come se cinquanta persone si incontrassero per una gita o un viaggio collettivo. Ma se sono gay e c'è il rischio di un bacio, a poca distanza da un luogo di culto, tutto diventa impossibile. E negato. Ora si spera che non sorgano altri nuovi problemi anche per la mostra in programma...

Solo perchè 'froci'? Il sospetto rimane.

Update. Ecco la risposta dell'organizzazione del Flash Mob al fax ricevuto:

"Prendiamo atto della mancata autorizzazione. Faremo del nostro meglio affinchè venga data immediata comunicazione dell'annullamento dell'incontro previsto per domani attraverso i mezzi online e offline. Ci resta il rammarico per un clima che si è creato attorno ad un appuntamento che voleva essere all'insegna del confronto pacifico e democratico e soprattutto nel quadro di un progetto artistico con la sola finalità di creare un momento di aggregazione per delle riprese fotografiche.
Da parte nostra non possiamo recriminarci niente, tutto è stato fatto secondo le regole e le procedure così come indicato dalle autorità competenti. I nostri più cordiali saluti, Fabrizio Urettini, Ass.ne Culturale XYZ"

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