Obama a NY: sì ai diritti delle coppie gay, silenzio sul matrimonio


Guardiamo il bicchiere mezzo pieno o quello mezzo vuoto? Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è andato a New York a una cena di raccolta fondi targata lgbt per il partito democratico, il Gala With the Gay Community, e nel suo discorso ha difeso tutte le iniziative del suo governo a sostegno dei diritti per le persone omosessuali. Poi ha pronunciato una frase inequivocabile:

In questo paese le coppie gay meritano gli stessi diritti legali di ogni altra coppia.

Tutto bene quindi? Non proprio. Gli oltre 600 partecipanti alla cena avevano speso 1250 dollari ciascuno per ascoltare il Presidente e si aspettavano almeno un intervento a sostegno della legge sul matrimonio gay che giusto in questi giorni è il discussione al Parlamento dello stato di New York: la Camera l'ha già approvata e ora tocca al Senato, mentre il governatore Andrew Cuomo ha già annunciato che la sostiene e, dopo un sì definitivo, la firmerà.

Obama, però, non si è spinto così lontano: nel suo discorso ha rivendicato la cancellazione del Dadt (la dottrina che vietava ai militari di rivelare la propria omosessualità e quindi proibiva la carriera militare a gay e lesbiche dichiarati); ha rivendicato la legge contro i crimini dell'odio, compresa l'omofobia; si è vantato di non voler più difendere nei tribunali il Doma, la legge che vieta il riconoscimento dei matrimoni gay a livello federale; ha invocato "stessi diritti" per le coppie gay ed etero.

Ma non ha pronunciato la parola matrimonio. Un gruppo di attivisti lo ha interrotto al grido di MATRIMONIO MATRIMONIO, il Presidente ha incassato con grande eleganza, ma ha tirato oltre. Ha fatto riferimento alla proposta di legge in discussione e ha spiegato che c'è un dibattito aperto su che cosa significhi "essere trattati in modo equo" dalla legge.

In pratica Obama ha evitato di spendersi in prima persona a favore della legge - non avrebbe mai potuto esprimersi contro, anche per lasciare libertà ai singoli stati - e questa ritrosia non è passata inosservata. Queerty parla di "Obama Drama" a proposito di matrimonio gay e tutti i commentatori fanno riferimento da un lato alle parole di uno stratega della Casa Bianca ("la posizione del Presidente sul matrimonio gay è il evoluzione"), dall'altra fanno una profezia: Obama non prenderà una posizione definita pubblicamente prima delle elezioni del 2012, perché l'elettorato religioso è troppo sensibile a questo argomento.

Ragioni tattiche, quindi, impediranno al Presidente di esporsi con chiarezza a favore del matrimonio gay. Questo è il quadro più probabile, ma l'alternativa sono i Repubblicani del Tea Party. Io mi terrei Obama.

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