Il termine “gay” sarebbe errato perché implicherebbe che si nasce così e non si può cambiare

Il Family Research Council invita a non usare il termine gay ma quello omosessuale

Peter Sprigg (in foto), presidente del Family Research Council, si è di nuovo espresso contro le persone omosessuali. Oltre ad invitare la popolazione conservatrice degli USA a schierarsi apertamente contro l'uguaglianza delle persone omosessuali dinanzi alla legge, in questi giorni è tornato su un suo cavallo di battaglia tutto squisitamente lessicale.

Durante una conferenza dal titolo Vita, matrimonio e libertà: una valutazione delle minacce, Sprigg ha criticato il matrimonio omosessuale che, secondo lui, va contro le credenze religiose e ha invitato a boicottare il termine gay a favore di un più neutro omosessuale:

Da vari anni si sostituisce il termine neutro “omosessuale” con “gay”. Quest'ultimo implica qualcosa di empiricamente falso, dal momento che afferma che l'omosessualità è una realtà intrinseca all'essere umano e che le persone nascono gay e non possono cambiare.

Motivazioni a parte, Sprigg dice una cosa fondamentalmente vera: l'uso delle parole è importante. Ce ne rendiamo conto ogni volta che sulla stampa si parla del mondo queer: le persone transessuali sono quasi sempre “i trans”, il mondo gay è sempre associato a festini sordidi (e i festini etero, invece, sono sempre occasioni mondane...); per non parlare, poi, del quasi tabù del “matrimonio gay”. Le parole – come gli occhi – sono lo specchio dell'interiorità.

Ricordo, in proposito, le parole di Alma Sabatini nelle Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana:

“La lingua è una struttura dinamica che cambia in continuazione. Ciononostante la maggior parte della gente è conservatrice e mostra diffidenza – se non paura – nei confronti dei cambiamenti linguistici […] Toccare la lingua è toccare la persona stessa”.

Foto | UniversoGay

  • shares
  • Mail
3 commenti Aggiorna
Ordina: