Vanity Fair: intervista a Paola Concia (e parla di Giovanardi, nozze e adozioni gay)

paola concia vanity fair

Paola Concia è stata intervistata per Vanity Fair attraverso Facebook e sul sito del settimanale sono uscite le domande e le risposte. Ecco alcune delle più interessanti.

In merito all'aggressione insieme alla sua compagna Ricarda da parte di un uomo che le ha definite "Lesbiche di merda", la donna ripete l'accaduto e ammette che la sua compagna è rimasta molto scossa dall'accaduto.


"Alcuni uomini intorno si sono risentiti perché io ho reagito: una lesbica insultata deve abbassare lo sguardo e vergognarsi. Ricarda sì, è rimasta scossa"

E sul caso di Giovanardi che si è scagliato contro l'Ikea per uno spot che presentava due uomini, mano nella mano, con il titolo "Siamo aperti a tutte le famiglie", ritiene che il nostro Paese non sia così arretrato mentalmente:

"In realtà il Paese è più aperto e maturo della politica. Molte uscite omofobe sono strumentali sia alla visibilità del politico di turno, sia per ostacolare leggi di civiltà come quella in cantiere contro l’omofobia e la transfobia"

Spiega di essere agnostica "ma rispettosa di tutti perché è questa la vera laicità". Il Vaticano influenza lo Stato

"ogni volta che pretende di trasformare la nostra democrazia in uno Stato confessionale, che vuole imporre a tutti quelle scelte che dovrebbero essere libere e individuali"

In merito all'argomento sesso, molto presente in Parlamento (vedi Marrazzo e scandalo Berlusconi) ha le idee chiare su quale dovrebbe essere il limite e quali le regole:

"Il sesso è molto presente nella vita in generale, come è giusto che sia: detto questo, quando si ricoprono incarichi pubblici bisognerebbe avere un po’ di sobrietà, e se proprio non si riesce a essere sobri, bisognerebbe almeno essere coerenti con quello che si professa"

La legge contro l'omofobia sembra ancora lontana

"mentre scrivo sono 948 giorni che se ne discute in Parlamento, senza risultato: in tutti gli altri Stati Fondatori dell'Unione Europea è già stata ottenuta da molti anni. E funziona benissimo come deterrente e come indicatore di un'idea di società rispettosa e inclusiva. Non è stata ancora approvata perché è un Parlamento che ha aumentato la distanza dalla vita reale, non riesce a stare in contatto con i cambiamenti della società e soprattutto non riesce a governarli»."

Appoggia i matrimoni e le adozioni gay:

"Favorevole a entrambe. O siamo tutti uguali o non lo siamo. Ricordo l’art. 3 della Costituzione. Non ho mai desiderato avere figli, ma mi batto perché se due donne che si amano desiderano avere un figlio possano averlo senza subire discriminazioni"

Essere omosessuali è ancora molto difficile in Italia:

"La mia condizione, grazie al fatto che da tempo ho fatto coming out e che sono una parlamentare, è sicuramente piu facile. Ma la vita quotidiana di migliaia di gay e lesbiche italiane è una vita da cittadini di serie B ancora vittime di violenze e pregiudizi. Moltissimi giovani tengono nascoste alle famiglie la loro omosessualità e le persone a cui sono piu legati, per timore dello stigma sociale. Il vero dramma del nostro Paese"

E alla domanda se è più facile fare coming out o chiedersi se si è sbagliati

"È più facile pensare di essere sbagliati perché la nostra società è omofoba, e tende a negare con tutti i mezzi l'esistenza degli omosessuali, per evitare di dover loro riconoscere diritti. In un immaginario con modelli preconfezionati, l'omofobia interiorizzata, e cioè il sentirsi sbagliati, è una reazione istintiva e anche protettiva di sè"

E il far fare outing a personaggi noti e politici che sono omofobi ma in realtà gay non è possibile:

"Perché siamo un paese cattolico e non protestante. Nei Paesi protestanti c'è una coincidenza piena tra ciò che si è e ciò che si fa. Nel nostro Paese tutti gli omosessuali nascosti sono protetti da una cappa di omertà ipocrita che ha sempre a che fare con la doppia morale di cui sopra"

Via | Vanity Fair

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