Michele Serra si chiede come mai i gay continuino a chiedere alla chiesa cattolica di ospitare le veglie per le vittime dell'omofobia

Michele Serra si chiede come mai i gay continuino a chiedere alla chiesa cattolica di ospitare le veglie per le vittime dell'omofobia

Quando si parla di gay e fede (cattolica, soprattutto) le posizioni diventano quasi sempre dogmatiche: da un lato abbiamo chi dice che il comportamento della chiesa cattolica sia corretto e chi afferma, invece, che è sbagliato; c'è poi chi subito pone l'accento sul fatto che sia una contraddizione essere gay e cattolici e chi vede la questione in maniera più dialogica. Soluzioni a questa situazione dicotomica per ora pare non esistano. È il classico caso in cui si vede tutto bianco o tutto nero, e, si sa, nulla è più falso di questo.

Fa riflettere, però, che si arrivi a considerare giusto il recente divieto del cardinale di Palermo di pregare per le vittime dell'omofobia. A ritenerlo giusto è Michele Serra che, su Repubblica, scrive:

Una veglia per le vittime dell'omofobia, prevista in una chiesa cattolica palermitana per il 12 maggio,è stata giustamente annullata dall'arcivescovo [...]

E poi continua invitando i gay credenti a rivolgersi alle chiese protestanti che, a dire di Serra, non hanno una “voce autorevole” che dia direttive su come comportarsi con gli omosessuali.

Nel difendere la giustezza del diniego, Serra si appella, come anche il cardinale di Palermo, alla famosa lettera Sulla cura pastorale delle persone omosessuali del 1986. Tale lettera è stata approvata dall'allora pontefice Giovanni Paolo II e porta la firma di Ratzinger. Oltre alle varie questioni che tutti ben sappiamo – omosessualità come disordine, niente vita sessuale per i gay, un gay può essere cristiano solo se abbraccia la croce e vive castamente – c'è un punto che in molti si dimenticano. Al numero 10 si legge:

Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev'essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni.

Non mi pare di aver sentito pastori della Chiesa condannare le “espressioni malevole” e le “azioni violente” nei confronti di noi gay. Eppure il testo è stato ratificato da Giovanni Paolo II che in questi giorni viene sempre citato, anche quando non c'entra un bel niente. È uno dei classici esempi in cui si vuole essere più papisti del papa (non che il papa attuale, sia ben chiaro, ci vada leggero con noi).

Bene fa Gianni Geraci a scrivere una lettera aperta a Michele Serra, nella quale, tra l'altro, si legge:

Nessuno ha chiesto alla Curia di Palermo di ospitare una manifestazione per il riconoscimento delle unioni tra le persone dello stesso sesso. Anche qui, proprio perché si tratta di una questione squisitamente politica, la Chiesa farebbe bene a chiamarsi fuori da certe rivendicazioni rispettando la laicità dello Stato.

Quello che hanno chiesto gli organizzatori della veglia di Palermo era di invitare le comunità cristiane della città a pregare per le vittime dell’omofobia: pregare cioè per tutti quelli che sono stati derisi, sono stati insultati, sono stati aggrediti, sono stati picchiati, sono stati imprigionati, sono stati cacciati dalla loro casa e dal loro paese, sono stati uccise solo perché erano omosessuali.

Chi si incontra per pregare per le vittime della violenza omofoba non fa niente di contrario alle indicazioni della Chiesa stessa che non solo "può", ma che addirittura "deve" aiutare i suoi figli quando intendono rivolgersi a Dio per chiedere ciò che la Chiesa stessa indica come giusto e condivisibile. Una chiesa che si rifiuta di ospitare una veglia per le vittime della violenza omofoba è una chiesa che viene meno alla sua missione e tradisce il mandato che Gesù le ha dato.

Ecco perché noi omosessuali cattolici, insieme a tanti altri cattolici che omosessuali non solo, chiediamo alla Chiesa di aiutarci a vivere questa forma di preghiera.

E nel farlo, lo ricordi caro Serra, non abbiamo a cuore solo la difesa dell'integrità fisica delle persone omosessuali, ma abbiamo altrettanto a cuore la capacità della Chiesa di cui ci sentiamo figli di aderire al Vangelo predicato da Gesù.

Si potrà essere d'accordo o meno con la posizione dei “gay cristiani”, ma da qui ad affermare che è giusto vietare la preghiera è cinico. Tanto per il vescovo di Palermo che per Michele Serra.

Foto | Il Guado

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