Palermo: il cardinale vieta la preghiera per le vittime dell'omofobia


Il catechismo della Chiesa cattolica proibisce e condanna gli "atti" omosessuali, ma almeno a parole difende e accoglie le persone omosessuali e, sempre a parole, respinge ogni forma di violenza contro di loro. Eppure da Palermo, dove alla fine del mese si celebrerà il Palermo Pride, arriva un'odiosa decisione di un vescovo che su altri temi si era mostrato vicino agli ultimi e ai deboli: il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, ha vietato una veglia di preghiera per le vittime dell'omofobia.

Nell'ambito delle iniziative del Palermo Pride, infatti, era previsto un incontro di preghiera ecumenica, il 12 maggio nella chiesa di Santa Lucia, per ricordare le vittime di omofobia e transfobia, con l'obiettivo di offrire anche a tante lesbiche e tanti gay, bisex e trans credenti l'opportunità di partecipare alle iniziative del Pride.

Non era un'iniziativa polemica, anzi poteva essere l'occasione di un avvicinamento tra la chiesa cattolica e la comunità lgbt, che inopinatamente (dico io) comprende anche tante persone credenti, che continua a professarsi cristiane e persino cattoliche, nonostante le gerarchie vaticane e nonostante pastori come il cardinale Romeo.

Siamo stupiti e addolorati. È un veto che cancella la sofferenza di vittime inermi, di quegli stessi deboli che il cardinale e la Chiesa si dicono votati a difendere senza distinzioni. La proibizione è anche un atto di aggressività, nella sua complicità a coloro che diffondono omofobia e odio

dice Daniela Tomassino presidente di Arcigay Palermo e portavoce del Palermo Pride.

Peccato che la chiesa, stavolta come troppe altre volte, abbia perso l'opportunità di essere degna del messaggio evangelico. In ogni caso, dice Tomassino,

la veglia comunque si farà, anche per strada, se non troveremo altri spazi.

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