Francesco Brollo, il presidente etero di Arcigay Bari, risponde alle domande degli utenti di Queerblog


Il 12 aprile Francesco Brollo è diventato il nuovo presidente di Arcigay Bari. Su di lui hanno ragionato i siti glbtq e i canali televisivi più importanti. Brollo è eterosessuale. Per alcune persone il suo orientamento sessuale è in contrasto con l’incarico che ricopre da meno di un mese. A lui abbiamo inoltrato le domande degli utenti di Queerblog.

A Firenze e Pisa esiste il registro comunale per le coppie di fatto. Questo riconoscimento è diverso dall’applicazione della legge nazionale sulla famiglia anagrafica. A Bari esiste il registro delle coppie di fatto? Lei intende battersi affinché il Comune di Bari si doti di un tale registro e lo pubblicizzi a dovere, di modo da garantire effettivamente alle coppie di fatto della città la possibilità di ufficializzarsi?
A Bari l'Ufficio di Stato Civile applica la legge anagrafica e rilascia il certificato di residenza congiunto, con la annotazione di “convivenza per motivazioni di affetto”. Il “registro delle coppie di fatto”, è un semplice elenco, non previsto da alcuna legge e, pertanto, è privo di valenza, se non quella simbolica. A Padova, per esempio, grazie al lavoro del comitato cittadino e di Alessandro Zan, oggi assessore comunale, c'è una sorta di “pacs cittadino” ed è un modello su cui poter lavorare. Con l'assemblea delle socie e dei soci valuteremo il modello più adeguato da portare avanti anche a Bari e, quindi, la nostra iniziativa politica.

Intende battersi affinché il Comune di Bari approvi una mozione in cui si invita il Parlamento italiano a permettere ai gay di recarsi nel Municipio del proprio Comune di residenza per contrarre matrimonio civile (non unione civile, pacs, partnership, dico, didore, ma matrimonio civile)?
Certamente sì, credo che se tutti i Comuni, o almeno le principali città italiane, prendessero una posizione chiara su questo tema il Parlamento sarebbe obbligato a legiferare in breve tempo.

Cosa pensa della puntata di Qui Radio Londra, il programma di Giuliano Ferrara, che aveva come protagonista la sua vicenda?
Giuliano Ferrara ha utilizzato la mia elezione per propagandare il suo punto di vista, che è diverso dal mio. Ferrara ha detto, a proposito della mia elezione, che va bene “difendere” gli omosessuali, ma guai se la mia elezione implicasse il riconoscimento della cosiddetta “cultura gay”, ovvero il riconoscimento del sacrosanto diritto alla uguaglianza formale e sostanziale delle persone omo e transessuali, riconoscimento del diritto al matrimonio, alla famiglia e all'adozione: se Ferrara paventa questo rischio, vuol dire che il Comitato Provinciale di Bari che mi ha eletto ha grande lungimiranza politica.

Ha già visto le effusioni tra due persone dello stesso sesso? Questi gesti la imbarazzano?
Ero poco più che ventenne, quando a Venezia lasciai la casa dei miei genitori e andai vivere in casa di un caro amico gay; la casa era frequentata - ovviamente - anche da gay e lesbiche: mai mi hanno imbarazzato le espressioni dell'affetto di due esseri umani, non mi imbarazza l'amore, non mi imbarazza il sesso, neppure quello tra due gay o due lebiche. A Bari, frequento con la mia famiglia due cari amici gay, che vivono vicino a casa nostra. Per mia figlia sono due zii.

Pensa mai all’orientamento sessuale dei suoi figli? Può provare a raccontarci la sua ipotetica reazione davanti al coming out di un suo familiare?
Non penso all’orientamento sessuale di mia figlia. Penso di accompagnarla, per quanto posso, nella comprensione di sé e dell’altro. Anche per lei, io mi sono impegnato con Arcigay, perché voglio che viva in un mondo accogliente, dove, se un giorno scoprirà di amare un'altra donna non si sentirà giudicata.
Ho vissuto diversi coming out di amici, mai di miei parenti... se mio fratello, con il quale - a dire il vero - comunichiamo poco, mi dicesse che è gay, sarei felice, per lui, perché significherebbe la totale accettazione di sé, e sarei felice per me, perché sarebbe una grande attestazione di fiducia nei miei confronti, sarei felice per noi, perché finalmente avremmo un rapporto autentico.

Non si sente fuori luogo tra gli omosessuali?
No.

Lei è stato l’unico candidato alla presidenza di Arcigay Bari. Crede che un’associazione senza partecipanti abbia fallito
È molto frequente che nei Comitati Arcigay ci sia una sola candidatura alla presidenza. Spessissimo, pochi sono i partecipanti alle assemblee o ai congressi, mi vengono in mente gli esempi dei Comitati di Trento e di Firenze, lo scorso anno, nei congressi collegati con il congresso nazionale che poi elesse Patané: a Trento, mi pare, ci fossero due partecipanti, di cui uno per delega, a Firenze cinque partecipanti. Credo che tutta l'associazione debba fare uno sforzo di crescita e partecipazione, coinvolgendo tutti i soci, anche quelli che si iscrivono nei circoli affiliati e riconoscendo più competenze ai comitati provinciali territoriali. Spesso non riusciamo a portare a termine dei progetti, non per questo siamo dei falliti. Il presidente che mi ha preceduto si è dimesso lasciando l’associazione allo sbando. Sono qui per ricominciare da dove l'altro ha lasciato, sto riprendendo i contatti con le altre associazioni presenti sul territorio, stiamo lavorando per rimettere su la nostra comunità.

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