Usa e Australia anti-gay come la Polonia. L'Italia torna in Europa

Per l'ennesima volta il Consiglio Economico e sociale delle Nazioni Unite (Ecosoc) ha negato lo status consultivo ad alcune organizzazione non governative (Ong) che difendono i diritti civili per gay, lesbiche bisessuali e transessuali. Fra queste l'Ilga (International gay and lesbian association), che si batte in tutto il mondo per il rispetto dei diritti umani.

Il responso negativo, come sottolinea anche l'Arcigay in un suo comunicato, è arrivato grazie all'apporto decisivo di Stati Uniti e Australia, che hanno unito il proprio voto a stati notoriamente omofobi, in cui l'omosessualità è perseguita, condannata e punita a volte persino con la morte, come la Nigeria e la Mauritania.

L'unica astensione europea è stata quella della Polonia, che pur di non sostenere organizzazioni gay ha preferito non votare, così come la Turchia che dell'Unione Europea desidera far parte.
L'Italia, per fortuna, si è allineata con il resto d'Europa e, grazie anche al nostro paese, la situazione è ancora in bilico per un pugno di altre associazioni, fra cui Ilga-Europe: in questo caso l'equilibrio è stato perfetto, con 22 voti per l'esclusione e 22 contrari (in pratica tutta l'Europa e il resto dell'Occidente civile), con 6 astensioni.

Su questi si voterà di nuovo la settimana prossima e potranno essere decisive nazioni come appunto la Polonia e la Turchia, astenute, o il Sudafrica, che a sorpresa - e contro la propria stessa Costituzione - ha appoggiato gli stati "segregazionisti".
Al prossimo voto potrà correggersi.

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