Dopo le chat... le incognite dei primi appuntamenti gay

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Quando una persona si lancia e decide di conoscere qualcuno per iniziare una storia, si trova automaticamente di fronte al primo incontro. E diciamolo: i primi appuntamenti sono qualcosa di delicato. Perché tutto può svanire oppure diventare reale in un paio d'ore. Magari sei in chat con questa persona da tempo, ti sei visto in cam, in foto, nelle tac e radiografie, ma dal vivo non scatta quel "quid" in più. Oppure tutto viene confermato e si crea quel clima che permette poi alla storia di svilupparsi e alla frequentazione di diventare costante.

Ne ho parlato con alcuni amici, Daniele e Stefano, e mi hanno raccontato di alcune esperienze abbastanza 'curiose'. Daniele aveva chattato con un ragazzo per alcune settimane, quasi due mesi e poi si erano dati appuntamento a Milano per bere qualcosa insieme. Quando è arrivato, il ragazzo con cui parlava da tempo è sceso dalla macchina, ha fatto qualche passo verso di lui e poi gli ha detto:

"Ah no, scusami... non sei proprio il tipo con cui potrei scopare. Scusa!"

E' salito in macchina e se ne è andato mentre Daniele restava allibito di fronte a questa reazione inaspettata. A Stefano è andata in maniera simile, forse solo più inutilmente 'straziante'. Due settimane di dialoghi su msn, gusti musicali e cinematografici simili, battute e confidenze, per poi il grande incontro. Si sono dai appuntamento a Roma per andare al cinema e dopo sono andati a mangiare qualcosa insieme. Serata tranquilla, passeggiata insieme per andare alla macchina. E nel parcheggio, con il buio intorno, il ragazzo si avvicina al mio amico e lo bacia sulla guancia. Lui, una delle persone più timide che conosco, decide (per la prima volta) di "lanciarsi" e si avvicina per dargli un bacio sulle labbra. Reazione: lui si scansa, dicendo "No, scusa, no".

Troppo presto? Non c'è trippa per gatti? Quale ipotesi era valida? Il tizio gli prende le mani tra le sue e lo guarda come se Stefano fosse Rossella O'Hara. Poi lo abbraccia. Si stacca e gli tiene ancora le mani. Il mio amico, un po' sorpreso, gli domanda: "Allora, ho il bonus per un secondo appuntamento?". Risposta "No". Calcio in culo a Rossella. "Ma è uno scherzo?" insiste Stefano. "No. Grazie per la bella serata, ciao". Prende e se ne va alla sua macchina. E torna a casa. Via. Fine.

E alcuni di voi diranno "E vabbè non sarà scattato il colpo di fulmine o non sarà nato un interesse per una relazione!". Ho capito, ma non pensate che, dopo ore passate insieme in una serata, sia meglio aggiungere qualcosa ad un "No" con lo stesso tono che ti sentiresti dire da un tabacchino quando gli chiede se ti può dare un etto di prosciutto crudo di Parma? Non c'è la sensibilità o l'educazione nei primi appuntamenti? Mettetevi nei panni di chi magari è interessato e si sente liquidare come se fosse stato rimorchiato da Quasimodo, in libera uscita da Notredame. Roba da tornare a casa con l'autostima di un chihuahua su cui hanno inciampato una decina di persone per la strada.

Io ricordo alcuni primi appuntamenti altrettanto imbarazzanti:


  • con un insegnante con cui ero andato a cena e mi aveva ammorbato per due ore parlando di compiti in classe, registri e alunni indisciplinati. Avevo tentato il suicidio bevendo qualche bicchiere di mirto ma non era servito. Dopo la cena, ho finto un impegno e sono tornato a casa;

  • con un ragazzo alto 2 metri e 15 cm. Non sto scherzando. Io sono alto 1,75, sembravo il fratellino mal cagato. Per strada la gente ci guardava tra il divertito e il titubante. Siamo andati in un pub stile chalet. L'unico posto libero era nell'angolo del locale, dove il tetto scendeva e lui è rimasto tutta la sera con la schiena arcuata in avanti, come un gatto che sta per cacciare un piccione;

  • con un tizio che credeva di essere Brad Pitt e mi aveva confessato, dopo una mezz'oretta, che era un escort. Ripeto: che credeva di essere Brad Pitt. Poi mi ha detto che comunque non lavorava quella sera e se volevo offrirgli qualcosa da bere. No, grazie;

  • con un tipo che faceva il truccatore, mi aveva portato a vedere uno spettacolo di drag queen in un locale con 10 persone di pubblico. Siamo poi tornati a casa con uno di questi travestiti che, in macchina, aveva raccontato tutta la sua vita, i suoi problemi di salute e il tormentato rapporto con sua madre;

  • con un ragazzo che mi aveva confidato di essere il figlio di un importante politico di Milano. Un'ansia tremenda. Mi aveva detto di chiamarsi in un modo, per poi mostrarmi il suo vero nome sulla carta di identità (coprendo il cognome con il dito). Mi chiamava con il numero privato sul cellulare mentre portava fuori il cane. Secondo me non era il figlio di un politico ma solo un pirla.

E voi, appuntamenti al buio da dimenticare? Siete stati più tra quelli che venivano "rimbalzati" o che "rimbalzavano" una persona che non gradivano?

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