Intervista. Queerblog incontra Francesco Brollo, il presidente etero di Arcigay Bari che ha votato per Nichi Vendola


Da tempo sostengo che il 2011 sarà un anno rivoluzionario. Nelle scorse settimane mi sono occupato della rinascita della cultura gay e del dibattito politico della Lega Nord. Una parte del partito di Umberto Bossi è pronta a battersi per il riconoscimento delle unioni omosessuali. Anche per le associazioni il 2011 sarà un anno deciso. Famiglie Arcobaleno dovrà arginare la sua prima scissione interna. Rgr, Rete genitori rainbow, è nata per questo motivo. Il panorama, inoltre, ha subito l’ennesima frammentazione con la nascita di Arcietero. A Bari, come raccontato da tutti nelle ultime ore, Arcigay ha un nuovo presidente: Francesco Brollo. Di lui si sta scrivendo moltissimo perché è eterosessuale.

Molti storici ambasciatori del movimento omosessuale italiano sostengono che il suo orientamento sessuale debba precludergli la possibilità di lavorare per garantire ai gay il riconoscimento delle loro unioni. Brollo andrebbe sostenuto anche solo per dimostrare di avere un briciolo di coerenza intellettuale. Chi ha applaudito giustamente Zapatero, per l’apertura del matrimonio, o Barack Obama, per l’abrogazione del don’t ask, don’t tell oggi dovrebbe essere contento che anche i cittadini eterosessuali come Brollo o Sappino si espongono per aiutare chi oggi non può godere dei loro stessi diritti.

Il neo presidente di Arcigay ha scoperchiato, finalmente, un vaso di Pandora. I gay che contestano la sua elezione solo perché è eterosessuale hanno fatto capire che se oggi l’Italia non ha una legge sulle unioni omosessuali la colpa è anche loro. Invece di immolarsi ad un martirio di plastica avrebbero potuto lavorare per sensibilizzare tutto l’elettorato. Non solo una parte. Di tutto questo ha parlato Brollo a Queerblog nell’intervista che segue.

Quando hai iniziato a pensare di poter diventare il presidente di Arcigay Bari?
Tutto è nato qualche mese fa con degli amici. Uno dei due è stato il fondatore di Arcigay Bari. Con lui sono stato altre volte in associazione. C’era un clima un po’ di stallo. C’era una certa stanchezza. Non c’era un’associazione particolarmente attiva. Io ho sempre condiviso con i miei amici omosessuali, di Venezia e Roma, i problemi che dovevano affrontare. Secondo me il mondo omosessuale deve uscire dal confine. L’emarginazione è una stanza buia. Dopo un po’ ci si abitua e si fatica ad uscire. E’ anche difficile. Bisogna creare un’occasione di confronto totalmente aperto.

Cominciamo a ragionare sulle critiche. Secondo molti il presidente di Arcigay dovrebbe essere sempre omosessuale.Mi hanno detto che non posso conoscere le offese perché non sono omosessuale. Nella soglia del dolore credo che non ci sia colore. Viviamo in una società che crea episodi di sofferenza per ognuno di noi. Quando sono uscito di casa per la prima volta sono andato a vivere con un mio amico omosessuale. Al tempo molti amici e conoscenti al tempo mi dicevano finocchio, ricchione, culattone. Ma io ho continuato a vivere con lui.

Secondo alcuni sei diventato per presidente di Arcigay per promuovere la tua attività di regista.
(Ride). Il mio prossimo progetto è su San Nicola. Il titolo provvisorio del film è “Over the Rainbow” è perché mia figlia ha visto una trentina di volte il Mago di Oz negli ultimi mesi. Siccome voglio raccontare il viaggio di cambiamento che una donna fa in questa terra ho scelto questo titolo.
Io mi faccio una certa violenza nel mettermi di fronte i media ma voglio provare se serve per creare degli spazi di cofronto.

Sei favorevole al matrimonio gay?
Io sono favorevole al diritto delle persone. Condivido tutto quello che dice Arcigay.

Nichi Vendola è gay eppure sei tu, eterosessuale, ad impegnarti per gli omosessuali pugliesi. Il presidente di regione ha fatto poco?
Io voglio solo portare il mio contributo a questa associazione. Ci confrontiamo sugli aspetti, la dinamica e i valori di questa cosa senza nessuna rottura col passato. Cerchiamo di parlare in modo integrato perché le società integrate sono quelle più evolute.

Per chi voti?
Io voto per Vendola. Io sono arrivato in Puglia perché qui il cambiamento c’è stato ed è in corso. Bisogna lavorare tutti i giorni per realizzare i cambiamenti senza forzature, senza chiudersi a nessuno.

Cosa ti piace di più di Nichi Vendola?
Una condivisione di società aperta e di confronto.

La tua storia è stata paragonata a quella di Luca Sappino, sostenitore di Arcietero. Credi che nell’aria ci sia un cambiamento che coinvolge anche gli eterosessuali?
Io credo che nell’aria ci sia solo un concetto. Il mondo è solo uno. Se vogliamo trovare delle soluzione sullo stare insieme dobbiamo confrontarci. Siamo persone. E’ un’idea semplice. Siamo stati e siamo continuamente messi in uno stato di stallo da altri tipi di situazioni.

Cosa rispondi a Giovanni Dall’Orto che sull’impegno tuo e di Luca Sappino ha scritto: “Il fenomeno preoccupante è che il movimento lgbt sia ormai palesemente percepito come spazio vuoto verso il quale possono allargarsi politici etero che non trovano spazi in altro modo”?
Non mi interessa la politica ma il confronto con le persone che vogliono partecipare. Il mio non è un impegno politico ma sociale.

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