Sel non è gay-friendly, Nichi Vendola non vuole il matrimonio omosessuale


I colleghi di GAY.tv hanno ripreso un articolo scritto da Luca Sappino, giornalista schierato con Nichi Vendola di Sel, Sinistra, Ecologia e Libertà. Sappino ha partecipato al video realizzato da Arcietero, il gruppo dalla parte degli omosessuali che ha lanciato una petizione affinché il matrimonio sia aperto anche alle coppie omosessuali.

“Impegniamoci - scrive Sappino - affinché anche da noi, single e coppie dello stesso sesso possano adottare un figlio. Facciamolo con lo spirito suggerito dalla campagna di Arcietero. Non facciamolo fare solo ai movimenti omosessuali, facciamolo tutti insieme, convinti che per quel diritto passino i diritti di tutti, che un stato civile è civile per tutti o non lo è”.

Le parole del giovane giornalista sono condivisibili ma non credo che possano far parte del reale programma politico di Sel. Nel partito di Nichi Vendola militano molte persone che stanno lavorando affinché il matrimonio non sia monopolio delle coppie eterosessuali. Chi segue Queerblog ha ben presente la storia di Valerio Barbini che attraverso Arcigay ha combattuto l’omofobia di Mons. Rigon.

L’impegno dei singoli non è sufficiente. Nichi Vendola, leader di Sel e omosessuale dichiarato, non si è mai detto favorevole al matrimonio gay. Fino a quando la sua posizione non cambierà il lavoro di Sappino e Barbini sarà paragonabile a quello delle meteore che li hanno preceduti.

Una volta anche nel Partito Democratico c’erano delle persone pronte a battersi per garantire agli omosessuali la tanto agognata emancipazione. La recente storia, ahimè, ci ha fatto capire che i loro sforzi sono stati nulli. Fino a quando Nichi Vendola imiterà Pierluigi Bersani Sappino e gli altri di Sel gay-friendly non sono credibili. Prima di spiegare a noi elettori perché è giusto aprire il matrimonio alle coppie gay dovrebbero convincere il loro leader.

Se le opinioni dei singoli avessero una reale importanza politica Tosi, il sindaco leghista di Verona che ha deciso di finanziare uno spettacolo omosessuale, avrebbe fatto diventare il suo partito gay-friendly. L’omofobia di Cota ci ricorda che questo non è accaduto.

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