Le conseguenze del terremoto sui gay di Haiti


A più di un anno dal terribile terremoto che a gennaio 2010 distrusse praticamente Haiti, il paese è lontano dalla ricostruzione, le condizioni di vita sono ancora estremamente precarie e gli aiuti internazionali riescono solo ad alleviare la sofferenza della popolazione.

In questo quadro è ancora più complicata la vita delle minoranze, comprese le persone lgbt, come rivela questo rapporto dell'International gay and lesbian human right commission (Iglhrc).

Oltre alle difficoltà e ai bisogni di tutte le vittime, le persone lgbt si sono trovate ad affrontare specifici problemi, che magari già le affliggevano ma che si sono aggravati dopo il terremoto. Per esempio si sono spezzate alcune reti di protezione, alcuni legami semi-clandestini nel momento in cui le case sono state distrutte, le persone costrette nei campi di accoglienza, i centri di aggregazione sono crollati.

Per esempio la sede dell'associazione Serovie - che dal 2001 istruisce la popolazione sul virus dell'Hiv e sulla prevenzione ed è un punto di riferimento per la comunità lgbt della capitale haitiana Port-au-Prince - è stata quasi completamente rasa al suolo: solo una stanza è rimasta in piedi delle varie sale e degli spazi che fornivano risorse, protezione e accoglienza a gay e lesbiche haitiani.

Le persone lgbt che hanno reso la propria testimonianza parlano di una riduzione degli spazi fisici, dei rapporti umani e dei servizi disponibili per loro: solitudine, invisibilità, isolamento sociale sono problemi persistenti".

A questo si aggiungono le violenze subite nei campi di accoglienza, dove le condizioni igieniche e di tutela della privacy sono a dir poco critiche: se le donne in primis hanno subito questa situazione, con un aumento degli stupri, i gay sono stati costretti a nascondersi ancor di più, a camuffare le loro voci, a non "scheccare" troppo. Insomma a far finta di essere eterosessuali per evitare di essere denigrati, pestati o costretti a rapporti sessuali in cambio di sicurezza o persino di cibo.

A leggere il rapporto sembra davvero di scoprire un inferno: nelle condizioni di estrema difficoltà gli esseri umani sanno dare il meglio di sé, ma a volte anche il peggio. E le minoranze più deboli rischiano di fare la parte degli agnelli sacrificali per garantire la tenuta del gruppo e il mantenimento di un equilibrio, seppure precario.

Il rapporto, che raccoglie testimonianze e storie di alcune vittime di violenze e sopraffazioni anche ad opera di poliziotti e militari, si chiude con un appello alle autorità haitiane, ai governi mondiali, alle associazioni non governative affinché si facciano carico anche delle minoranze come la popolazione lgbt, che rischia di pagare più salato di tutti il conto di questa tragedia naturale.

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