Cugino e Cugino: quando nella fiction italiana la parola 'gay' spaventa ancora

cugino e cugino puntata gay

Inutile, non ci siamo ancora. È come una spina nel fianco, un qualcosa di cui si vorrebbe parlare ma che ancora imbarazza. Spesso viene rappresentato in due modi: la macchietta comica o il dramma esistenziale che porta dolore e non accettazione (e sofferenza intorno). Eppure la fiction italiana ci prova spesso a inserire il tema gay all'interno delle trame: fa parlare e poi è sempre quell'ingrediente che può attirare spettatori. Nel Bello delle donne, sebbene il protagonista Luca fosse molto sfortunato, gli sceneggiatori avevano inserito molte vicende gayfriendly (prima su tutte Eva Robin's trans innamorata e ricambiata).

Ma nella fiction Cugino e cugino, il target sono anche i bambini, per cui viene difficile riuscire ad essere credibili quando si parla di omosessualità. Così, il coreografo carcerato, dagli atteggiamenti molto femminili, viene difeso dai suoi compagni di cella quando sta per essere picchiato, risolve lo spettacolo teatrale. Tutto qui? No, perché "il dramma" si consuma anche a casa quando si sospetta che il gatto di casa sia... gay. Gulp. Sì. Ma il personaggio di Nino Frassica non vuole che il bambino di casa dica quella parole (gay) e cerca di fargli credere che si debba dire "ok". E perché? Nemmeno si trattasse di una parolaccia o di una bestemmia da non far sentire e dire dai più piccoli. Ecco come viene ancora nascosta la parola 'gay' e anche il tema dell'omosessualità.

Nemmeno ridendoci sopra in una trama da fiction. Gay spaventa ancora.

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