Intervista. Queerblog incontra Angelo Pezzana, autore di “Un omosessuale normale”


Nelle ultime settimane in più occasioni ci siamo occupati di “Un omosessuale normale”, l’ultimo libro di Angelo Pezzana, storico attivista. Nella foto sopra è impegnato nella prima manifestazione del movimento omosessuale italiano organizzata a Sanremo nel ’72. Chi ha commentato gli articoli redatti per ragionare del libro si è lamentato dell’assenza pubblica di Pezzana. Di lui i mass media glbtq non si occupano. Pezzana è, forse, l’ultima voce dell’originario movimento omosessuale. A Queerblog ha raccontato anche del suo rapporto con Pier Paolo Pasolini.

Perché il tuo nuovo libro si intitola “Un omosessuale normale”?
Quarant’anni fa, quando nacque il movimento di liberazione omosessuale, il movimento omosessuale pubblicò il libro “Rapporto contro la normalità”. Allora il nostro nemico era la società normale che ci aveva etichettati con la parola “anormale”. Sono passati quarant’anni e i movimenti hanno dato un grande impulso al cambiamento. Non a caso la battaglia è per il riconoscimento a carattere legislativo. Siamo tutti sulla stessa barca che poi è quella della normalità. Il titolo è ironico perché quando si parla di omosessuali nessuna pensa che siano persone normali. C’era questa abitudine. Io ho rivoltato la frittata e ho detto che noi siamo delle persone normale a cui mancano delle garanzie legislative.

Quanti anni?
Settanta.

Quale periodo storico dovrebbero conoscere i giovani omosessuali?
La cosa più importante è capire cosa è avvenuto tra gli anni sessanta e settanta. Quegli anni hanno cambiato il rapporto tra uomini e donne e hanno soprattutto hanno creato la consapevolezza tra gli omosessuali. In questo libro, “Un omosessuale normale”, ho raccontato tante cose che hanno contribuito a formare la mia coscienza. È un diario che può essere da stimolo per approfondire la nostra storia. Se gli omosessuali non conoscono la storia non avranno gli strumenti per avere un’identità.

Per gli omosessuali italiani ha fatto di più Pier Paolo Pasolini o Mario Mieli?
Pasolini ha influito moltissimo sulla storia italiana. Direi pochissimo sull’omosessualità. Pasolini io l’ho conosciuto, era totalmente disinteressato tutto quello che riguardava un cambiamento in senso progressista, moderno. Lui amava la sessualità tradizionale quella contadina dove i ragazzotti erano facili da trovare. Non gli interessavano le lotte per raggiungere l’uguaglianza, anzi. La modernità avrebbe distrutto quel mondo che piaceva lui. Lui era un irregolare che faceva gli affari suoi con molta intelligenza.

Mario Mieli è stata una delle figure più importanti dell’inizio del movimento omosessuale in Italia. Insieme abbiamo fatto la prima manifestazione pubblica nel ’72 a Sanremo. Lui veniva da un’esperienza inglese molto avanzata rispetto alla nostra. Lui però credeva nella rivoluzione globale, tutto e subito. Credeva soprattutto che la rivoluzione sarebbe avvenuta distruggendo l’eterosessualità. Lui credeva che gli omosessuali dovessero mettere in crisi l’eterosessualità. Io ho sempre diffidato dalle utopie, non ero d’accordo con questa sua posizione. Io credevo nella società che deve cambiare senza rivoluzioni.

Oggi di cosa ti occupi?
Da dieci anni sono direttore editoriale di un sito internet che si chiama Informazione Corretta e faccio il mio lavoro di giornalista. Accanto a questo continuo sempre la mia attività di militante. Mi piace pensarmi come suffragetta.

Cosa pensi delle associazioni omosessuali italiane?
Sono tante. Io non sono mai stato critico nei confronti di chi vedeva male la commercializzazione quando nacque l’Arcigay tutti dissero “ah ma sono solo bar, sono solo saune”. Va benissimo. Anche questo fa parte della nostra vita. Se devo però dare un giudizio su quelli che sono i tanti gruppi italiani mi dispiace che abbiamo un movimento unitario unicamente con il Pride. Il Gay Pride in Italia è rimasto provinciale mentre in paesi più democratici del nostro i Gay Pride non sono più dei carnevali.

Vivi bene la tua vecchiaia?
Io non amo le persone che si ringiovaniscono pensando di esserlo veramente. Io vivo i miei anni.

Sei innamorato?
No, oggi non sono innamorato. Io ho avuto nella mia vita due storie importanti. Io spero di non incontrare più una persona che mi guardi con desiderio perché ho impostato bene la mia vita. Per me un vecchio è un vecchio. Io non credo che sia una cosa bella fare l’amore da anziani. Io amo la bellezza e dopo un po’ non c’è più.

La tua vita sessuale si è conclusa?
No, per niente. Faccio ginnastica quando capita. Io sono nella fase una botta e via. Non mi innamoro di una botta. Non è un’ossessione. Non ne faccio un problema.

Ti sarebbe piaciuto diventare padre?
Non lo posso dire questo. Io quando ero nell’età in cui pensavano a farsi una famiglia per noi omosessuali era una cosa che non esisteva. Noi abbiamo cominciato a parlare di famiglia alla fine degli anni Ottanta. Se avessi vissuto allora i vent’anni che oggi vivono i giovani forse avrei avuto voglia di fare un figlio.

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