Negli Usa sempre più società pagano il cambio di sesso


Le operazioni chirurgiche per il cambio di sesso sono lunghe, dolorose e molto costose. Se alcuni stati, come l'Italia o l'Iran, offrono questi interventi a livello di servizio sanitario nazionale, altri paesi spesso non hanno neppure una sanità pubblica, per cui in genere tutti i costi sono a carico della persona in transizione.

È il caso degli Stati Uniti, dove la salute non è un bene pubblico ed è affidata alle risorse di ciascuno oppure ai benefit offerti dalle aziende. Proprio qui sta la buona notizia: sempre più società americane pagano ai propri dipendenti transgender le operazioni di ricostruzione genitale.

Ad alcune compagnie pioniere - come la banca Wells Fargo, da anni amica della comunità lgbt come testimoniano i carri sempre presenti al Gay Pride - si sono aggiunte negli ultimi tempi via via più società: da Coca-Cola a Campbell a Walt Disney. Esattamente come pagano le operazioni di appendicectomia o la correzione della miopia, "passano" ai dipendenti anche il cambio chirurgico di sesso.

Un calcolo economico e di immagine molto furbo. In fondo sono pochi i dipendenti che davvero hanno bisogno di queste operazioni, per contro il sostegno del datore di lavoro è un'ottima operazione simpatia presso l'opinione pubblica lgbt.

Secondo il rapporto Human Rights Campaign 85 grandi compagnie e studi di avvocati pagano almeno un'operazione chirurgica: tra queste American Express, Kraft Foods, AT&T, Yahoo!, Eastman Kodak, Sears, Morgan Stanley, Price Waterhouse, General Motors e State Farm. La comunità lgbt è attenta e di conseguenza i colossi dell'impresa ci tengono a far bella figura. Con vantaggi per tutti.

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